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Dodici lavoratori positivi nei supermercati di Lucca, Piana e Valle
Sabina Bigazzi (Cgil): «I controlli sono stati rigorosi, i dipendenti in quarantena e completata la sanificazione dei negozi»
Martina Trivigno / lucca
Dodici contagiati tra i lavoratori dei supermercati di Lucca, Piana e Valle. Anche se – secondo quanto si apprende – è stato appurato che il virus non è stato contratto all’interno dei punti vendita e che, subito, sono stati messi in atto i protocolli previsti dall’Asl Toscana nord ovest. «I controlli sono stati molto rigorosi – sottolinea Sabina Bigazzi, segretaria generale Filcams Cgil Lucca – e, al tempo stesso, sono stati messi in quarantena i colleghi che sono stati più a stretto contatto con i positivi ed è stata anche avviata la sanificazione. Questo, in sostanza, per tranquillizzare i clienti dei supermercati. Un altro dato: nessuno dei dodici contagiati da Covid-19 ricopriva il ruolo di cassiere che, di solito, è il più esposto al contatto con il pubblico. Si tratta, invece, di addetti vendita che lavorano nei vari reparti».
«Dopo di loro non ci sono stati altri contagi interni – spiega Bigazzi – e tutto è stato monitorato». Ma, inevitabilmente, i dipendenti dei supermercati hanno paura. E, soprattutto, ad aver paura sono proprio le cassiere. Due di loro, Chiara e Simona, di Lucca, hanno pensato di fare qualcosa per sensibilizzare le persone. Così hanno fotografato una loro collega, mentre lavora: lo sguardo concentrato sulla merce che le passa davanti e il volto reso irriconoscibile da una serie di dispositivi. «La mascherina e gli occhiali che indossa – scrivono – le sono state regalate dal suo compagno. Noi conosciamo gli sforzi e le speranze che ci sono dietro ognuna di noi».
«Noi vorremmo che tutti sapessero – proseguono le due cassiere – che quella barriera in plexiglas che ci divide dai clienti è poco. È troppo poco per contenere il coronavirus e per proteggere tutta la nostra grande e preziosa umanità. È troppo poco per garantire la nostra salute. L’unica che, ad ogni costo, ci possa consentire un servizio fondamentale per l’intera cittadinanza».
Tutti i giorni, di fronte ai supermercati, si formano lunghe file in attesa di poter entrare. E loro, i dipendenti, sono sempre lì, in prima linea. «Con la paura, anzi il terrore, di trasmettere ai nostri familiari il coronavirus – spiegano le due cassiere lucchesi – Perché se da una parte siamo felici di fare il nostro lavoro, dall’altra servono più tutele. Prima che sia troppo tardi».
La voce si ferma in gola, mentre Chiara e Simona raccontano della loro esperienza dietro la cassa di un supermercato. E di come il loro impiego sia cambiato, nel profondo, da quando il coronavirus ha cominciato a diffondersi. «Ci sono persone che rispettano le disposizioni e vengono a fare la spesa soltanto per motivi di necessità – proseguono – loro ci ringraziano per quello che facciamo. Ma poi ce ne sono altre che hanno scambiato il supermercato per la loro “ora d’aria”. Ed eccoli, anche tre o quattro volte a settimana, venire a fare la spesa. A loro diciamo: state a casa, non esponeteci a rischi inutili».
Infine, una considerazione. «Ammiriamo moltissimo il lavoro dei medici durante questa emergenza e li ringraziamo – concludono le cassiere – ma noi preferiremmo stare a casa con le nostre famiglie e non essere in trincea. Perché noi, il giuramento d’Ippocrate, non l’abbiamo fatto. Eppure rischiamo lo stesso, moltissimo. Speriamo che, da qui, possa partire una riflessione. Sul fatto che noi cassiere non siamo carne da macello». –
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