Il Tirreno

Lucca

Lo stop per il Covid porta lo smog a livelli minimi

l.s.
Lo stop per il Covid porta lo smog a livelli minimi

Pm10 sempre sotto il limite, specie dopo decreto del 22 marzo, ma un’improvvisa ondata di sabbia da Africa e Asia fa risalire il particolato

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Capannori

Il “fermi tutti”, tra le tante conseguenze negative per la vita di tutti noi, ha avuto però un effetto positivo. È quello che abbiamo potuto vedere dalle immagini dei satelliti diffuse nelle ultime settimane, con il paesaggio italiano drasticamente cambiato nell’arco di un mese, tra prima e dopo l’emergenza coronavirus. Colpisce, per le dimensioni, l’immagine della Pianura Padana, completamente ripulita dallo smog. Ma abbassando di poco lo sguardo, al di sotto dell’Appennino Toscoemiliano, si vede che la stessa scena si ripete alla nostra latitudine, guardando la Piana Lucchese. Un’immagine passata inosservata visto che si tratta di un’area di dimensioni ridotte, ma importante, non solo perché è quella dove viviamo noi, ma anche perché quanto a livelli di inquinamento facciamo registrare – solitamente – dati peggiori della stessa Pianura Padana, anzi, facciamo registrare i dati peggiori a livello europeo.

Ebbene, seppur con qualche giorno di ritardo rispetto al nord Italia (dove le misure anticoronavirus sono partite prima), anche da noi il cielo si è ripulito.

I dati Arpat dell’ultimo mese hanno fatto registrare un abbassamento nei livelli di inquinamento straordinario. Per (quasi) tutto il mese di marzo il livello dei Pm10 si è mantenuto costantemente al di sotto del limite dei 50 µg/m³ : tra il primo e il 27 marzo solo una volta (mercoledì 18) è stato sfiorato quel limite, anche i livelli sono rimasti lo stesso elevati (fino al 23 marzo, e vedremo poi perché questa data è importante), per ben 18 volte è stata superata la soglia di attenzione dei 25 µg/m³ di Pm 10. Le cause? Beh possono essere molte, a partire dal fattore meteo, con il clima primaverile che ha cominciato ad affacciarsi. Ma pare evidente il rapporto tra inquinamento e le limitazioni adottate contro il virus. Significativa in questo senso è la data indicata sopra, quella del 23 febbraio: il giorno prima è stato emanato il provvedimento governativo ancor più restrittivo, con lo stop a tutta una serie di attività e, di conseguenza anche alla mobilità, che fosse di mezzi pesanti o di mezzi privati. L’effetto? Il tempo di assorbire l’impatto (lunedì 23 i Pm 10 erano a 31 µg/m³) e poi il limite della centrale Arpat di Capannori ha fatto registrare valori bassi come non se ne vedevano da tempo, sempre abbondantemente al di sotto del livello dei 25 µg/m³ (si è arrivati anche a un 11µg/m³ che non si vedeva da tempo), e questo nonostante un drastico abbassamento delle temperature, nello stesso periodo, con gli impianti di riscaldamento domestico – considerati tra le principali cause di inquinamento – che avevano ripreso a funzionare a pieno regime.

Ma esistono altri fattori a determinare la salubrità dell’aria. E lo si è visto sabato 28: all’improvviso, infatti, il livello di Pm 10 rilevato dalla centrale capannorese è schizzato alle stelle, in un attimo, arrivando a 89 µg/m³, dai 17 del giorno prima. Un dato assolutamente anomalo registrato anche in tutte le altre centraline Toscane. Il motivo? Non, niente a che vedere con auto o fabbriche.La causa era meteorologica: grosse masse d’aria provenianti dall’Africa e dall’Asia avevano portato con loro una gran quantità di particolato. Sabbia in sintesi, che ha fatto impazzire le centraline per un giorno. Poi il graduale abbassamento: 60 µg/m³ domenica 29, 38 lunedì, e appena 9 martedì 31. —

l.s.

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