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A Capannori le mascherine non saranno distribuite
Il sindaco: «Quelle non professionali non offrono una protezione adeguata, e quelle professionali ora servono ai sanitari, l’importante è stare a distanza»
CAPANNORI
In alcuni comuni della Piana è già partita la consegna gratuita alle famiglie. Il Comune di Capannori però, in questa fase dell’epidemia, ha invece deciso che non distribuirà mascherine ai cittadini. Il sindaco Luca Menesini sceglie un’altra strada, quella della dissuasione e del rispetto delle precauzioni igieniche e della distanza. E con una lettera aperta ai capannoresi spiega le ragioni di questa decisione che non ha mancato di fare discutere, anche a livello politico. Una scelta basata sulle risposte degli esperti secondo cui le mascherine non professionali servono a evitare che i malati diffondano il contagio, ma non proteggono i sani.
«Alcuni di voi desiderano mascherine monouso come se fossero il massimo della protezione, ma la mascherina chirurgica secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, cioè l’organizzazione che ci ha avvisato del pericolo Covid-19 nonostante tutti facessero finta di nulla, non è una protezione fondamentale, perché la trasmissione del coronavirus è legata soprattutto al contatto – dice Menesini – per proteggere se stessi e gli altri dal contagio è indispensabile lavarsi spesso le mani, prima di andare a fare la spesa, quando si rientra e dopo che si sono messe a posto le cose comprate, e tenere sempre la distanza di almeno un metro dagli altri, oltre a non toccarsi occhi, bocca e naso. È importante anche pulire il cellulare».
Per il sindaco è fondamentale che le mascherine professionali siano riservate al personale medico e ospedaliero in prima linea per fronteggiare l’emergenza: «Quindi il Comune di Capannori ha dato una mano per far arrivare una fornitura di 5mila mascherine specialistiche (Fpp2) all’ospedale, perché lì c’è bisogno come il pane. Sono coloro che stanno rischiando ogni giorno poiché la distanza non possono tenerla o non possono evitare di fare alcune manovre. Per questo ringrazio anche i tanti privati del territorio che ci hanno dato una mano a far arrivare mascherine al San Luca e alle forze dell’ordine».
Per Menesini la protezione più efficace è nei comportamenti individuali per evitare il contatto diretto: «In questa fase e fino a che non saranno allentate le misure restrittive la mascherina per i cittadini è soltanto un qualcosa di opzionale, che se uno vuole usa, ma che non deve farlo per sentirsi più protetto, perché la contagiosità del virus è ancora alta. In questa fase in cui bisogna uscire il meno possibile e per il minor tempo possibile non voglio inviare un messaggio fuorviante su ciò che va fatto. Ho scelto dall’inizio di attenermi alle indicazioni della comunità scientifica e lo farò fino all’ultimo». Una linea adottata anche sulla scelta di non fare la sanificazione delle strade: «Non l’abbiamo fatta e chi l’ha iniziata l’ha poi interrotta perché abbiamo chiesto un parere scientifico (Ascit si era già attrezzato per farla) e l’Istituto Superiore della sanità ha risposto che non c’e alcuna dimostrazione che la sanificazione delle strade sia utile alla lotta al covid-19, mentre è molto probabile che facendola si possa provocare un danno ambientale. Capisco la voglia di tornare a normalità, ma atteniamoci alle indicazioni».
Tuttavia le mascherine chirurgiche saranno distribuite alla cittadinanza in «un secondo momento, dopo che la fase acuta dei contagi sarà finita e muovendoci con minimo di libertà torneremo inevitabilmente più vicini, nonostante le attenzioni, e la comunità scientifica dirà che utilizzare tutti mascherine nei luoghi pubblici è importante. Adesso il messaggio è stare a casa e uscire il meno possibile». —
Nicola Nucci
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