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Lucca

Il prefetto: 20mila controlli sugli spostamenti, lucchesi rispettosi

Gianni Parrini
Il prefetto: 20mila controlli sugli spostamenti, lucchesi rispettosi

Francesco Esposito: l’esercito non serve, la maggioranza dei cittadini sta a casa. E spiega la confusione tra le aziende sul meccanismo della comunicazione

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/ LUCCA

Coordinamento dei controlli sui cittadini che non rispettano le norme “anti-contagio”; verifiche sulle imprese che chiedono di poter proseguire l’attività. Il dottor Francesco Esposito, prefetto di Lucca, illustra il delicato ruolo della prefettura in piena emergenza Coronavirus.

Prefetto Esposito, qual è la situazione nella provincia?

«La nostra attenzione è rivolta soprattutto al rispetto delle misure di contenimento del contagio. Un lavoro impegnativo, ma che sta dando buoni risultati».

Può fornirci qualche dato al riguardo?

«Ad oggi abbiamo controllato 19.241 persone e 12.299 esercizi commerciali. I soggetti nei cui confronti è stata accertata una violazione delle vigenti disposizioni sono 836, mentre sono 11 i soggetti che sono stati denunciati per falso in atto pubblico. Tra gli esercizi commerciali, invece, sono solo 6 quelli per cui è stato riscontrato il mancato rispetto delle norme che imponevano la chiusura».

Il governo è intervenuto sul meccanismo sanzionatorio perché molti cittadini non rispettano le disposizioni “anti-contagio” e vanno in giro. A Lucca qual è la situazione?

«Sulla base dei numeri che le ho dato posso dire che siamo moderatamente soddisfatti. Le persone che non hanno rispettato le disposizioni sono poche. La maggioranza ha compreso e seguito le misure di contenimento. E mi permetta un chiarimento: la norma del decreto che trasforma le sanzioni da penali in amministrative è retroattiva e vale anche per i controlli effettuati nei giorni precedenti».

C’è chi invoca l’esercito per le strade. Che ne pensa?

«Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e Municipale stanno facendo un lavoro encomiabile. Pensare all'esercito non è coerente con il quadro che abbiamo davanti».

Il blocco delle attività produttive ha fatto molto discutere. Il presidente di Confindustria di Lucca e Massa Carrara è stato critico sul provvedimento.

«Noi abbiamo come priorità quella di garantire la tutela della salute, quindi garantire che ci sia il più alto contenimento della diffusione del virus. Il decreto stabilisce che si devono mantenere operative solo le attività necessarie per la comunità. E su questo punto ho trovato, fin da subito, la condivisione e il supporto del presidente della Camera di Commercio. È opportuno che in questo momento le ragioni di chi lavora, di chi produce e di chi commercia coincidano. Lavorare senza osservare le norme di sicurezza non è un danno solo per il dipendente. A medio-lungo termine è un danno anche per il titolare dell'attività: una diffusione del contagio tra i lavoratori comporterebbe una riduzione del ciclo produttivo dell’azienda, se non addirittura una sua chiusura. Non ha senso ragionare in termini di contrapposizione o di rivendicazione di parte: tutti insieme dobbiamo tutelare la salute e la continuità dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Personalmente, sia sul versante delle categorie economico produttive, compresa Confindustria, sia sul versante delle organizzazioni sindacali, ho trovato grande spirito di collaborazione e di sensibilità».

Aziende ferme e aziende che possono continuare a lavorare: su questo tema si è fatta un po’ di confusione.

«Approfitto della domanda per chiarire alcuni aspetti. Le aziende il cui codice Ateco è indicato nell'allegato 1 del decreto del 22 marzo, poi modificato nei giorni successivi, sono considerate essenziale e possono proseguire l’attività senza alcun adempimento. In second’ordine ci sono attività escluse dall’elenco ma ritenute necessarie per garantire continuità alle filiere delle prima fattispecie: le aziende che rientrano in questa seconda categoria devono fare una comunicazione alla prefettura. Stesso discorso per le attività che hanno impianti a ciclo continuo e che subirebbero un danno da una chiusura immediata. Ma fare la comunicazione non significa dover attendere una risposta. Queste aziende possono proseguire l’attività, non hanno bisogno di un lasciapassare. Il loro lavoro verrà interrotto solo qualora arrivi un provvedimento di sospensione firmato dal prefetto, a seguito di controlli che abbiano fatto emergere che l’attività non rientra tra quelle che possono proseguire».

Al momento quante comunicazioni sono arrivate alla prefettura di Lucca?

«Circa 680. Sono tante, proprio perché in molti casi non si è compreso il meccanismo. Abbiamo ricevuto comunicazioni da parte di attività produttive che rientravano nell’elenco dei codici Ateco e che pertanto non erano tenute ad inviarci alcunché. Altre non erano inserite nell’elenco e pertanto hanno fatto bene a mandarci la comunicazione; qualcuna ha richiesto una nostra risposta prima di andare avanti con l’attività. E questo, lo ripeto, non è previsto: la risposta non arriverà. Le aziende che hanno fatto la comunicazione possono continuare a lavorare».

Scusi, ma se alcune delle aziende che hanno fatto la comunicazione non fossero essenziali alle filiere?

«Lo controlleremo. Stiamo lavorando alacremente con la Guardia di finanza e la Camera di commercio per verificare se quanto dichiarato corrisponde al vero. Valuteremo anche il tipo di rapporto intercorso: ad esempio non basterà aver avuto una sola commessa per essere considerati necessari. Chiaramente è un’attività che richiederà qualche giorno, ma stiamo lavorando per arrivare a conclusione quanto prima ». —



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