«La malattia non colpisce solo le persone anziane»
LUCCA. Il San Luca sarà uno dei punti di riferimento per l’Asl nord ovest e per la Regione in questa emergenza. Ma anche gli altri ospedali si stanno organizzando. In particolare Massa, dove la concentrazione di casi rispetto alla popolazione è la più elevata della Toscana: «In Lunigiana c’è un “focolaio” importante: tanti pazienti li abbiamo portati anche qui a Lucca – spiega Cellai – All’ospedale Apuane ci sono già 17 pazienti in Terapia intensiva dove hanno predisposto 24 posti letto, che a breve arriveranno a 30. A Livorno, invece, il contagio è più lento: hanno 18 posti di Terapia intensiva di cui solo 8 sono stati destinati ai Covid, mentre gli altri continuano a essere utilizzati per l’ordinario visto che c’è una importante attività di neurochirurgia. A Livorno hanno anche 19 posti di Malattie infettive con possibilità di espansione dell’Intensiva di altri 8 posti, in una sala vicino alla Nefrologia. Il Versilia è un ospedale meno versatile: c’è una disponibilità di massima di 12 posti letto di Terapia intensiva, in tal caso i no-Covid verranno sistemati nelle sale operatorie ma per ora non c’è necessità».
A breve Lucca utilizzerà i farmaci sperimentali contro l’artrite e gli antivirali che stanno dando buoni risultati: «Li abbiamo ordinati e siamo in attesa di riceverli – spiega Cellai – Li stanno sperimentando già a Firenze con buon successo. Non ci sono molti farmaci efficaci. In generale bisogna aspettare che l’organismo del paziente malato produca gli anticorpi: ci vogliono 2-3 settimane e in questo lasso di tempo è necessario tenerlo in vita. I malati? Ci sono anche persone sui 50 anni ricoverate e intubate. Ci siamo concertati tutti sullo studio dei primi 100 morti della Lombardia che avevano un’età media di 81 anni e altre patologie. Ma la malattia può colpire in modo serio anche cinquantenni e sessantenni. Una cosa del genere non c’è mai stata. Al di là degli aspetti medici, dal punto di vista sociologico stiamo assistendo a un evento unico. Le conseguenze negative per l’economia sono sotto gli occhi di tutti, ma mi piace sottolineare quel che di buono è emerso: ovvero che nella difficoltà siamo riusciti a unirci, e a essere solidali. Le tante donazioni che abbiamo ricevuto in questi giorni ne sono la testimonianza».
I medici sono diventati ormai i paladini del Paese ma sono anche i più esposti al rischio: in Lombardia sono 700 gli operatori contagiati. «Il personale sanitario a tutti i livelli sta dando una grande prova. Certo, è anche molto stressato ma non tanto per i carichi di lavoro quanto per il rischio a cui è sottoposto – dice Cellai – Parliamoci chiaro: mancano i dispositivi di protezione individuale e in particolare le mascherine con filtro. Non è un problema di disponibilità economica: i soldi ci sono ma è difficile averle perché il mercato è stato stressato dall’esperienza Cinese e della Lombardia, e adesso le esportazioni dai Paesi produttori sono bloccate. Ne abbiamo poche, persino nei reparti Covid. Qui è scattata la solidarietà di cui parlavo: una cartiera che ha interrotto la produzione ci ha donato le sue mascherine ma sono bastate solo per un paio di giorni». —
G.P.
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