Il Tirreno

Lucca

il racconto 

«Il contagio alla rimpatriata con una cena al ristorante»

Gianni Parrini
«Il contagio alla rimpatriata con una cena al ristorante»

Parla il socio dell’imprenditore capannorese ricoverato in Terapia intensiva

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«Il contagio a Capannori? È partito da una cena». A parlare è il socio del 59enne imprenditore capannorese che da giovedì è ricoverato nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Luca. Le sue condizioni sono critiche ma stabili. I due compagni d’affari gestiscono un’attività di vendita di accessori in una frazione del capannorese. «Come sto? Bene ma ho una paura tremenda – racconta l’uomo, 62 anni – Quarantena? Non l’hanno ritenuta necessaria perché non sono in contatto con il mio socio dal 24 febbraio, quando ha smesso di venire al lavoro. Sono in sorveglianza sanitaria tra casa e lavoro: non ho sintomi e ogni giorno vengo contattato dal dipartimento della Prevenzione a cui comunico le mie condizioni di salute. Non posso rimanere a casa perché l’attività deve andare avanti e così vengo qui e mi chiudo dentro, tanto ci sono solo io. Se qualcuno deve ritirare qualcosa, gliela lascio alla porta. Insomma, non ci sono rischi e da lunedì sarò finalmente fuori pericolo visto che saranno trascorsi 14 giorni». L’incubo è iniziato tra mercoledì e giovedì, quando ha scoperto che il suo socio era positivo al Coronavirus. Nel raccontare queste sue giornate di angoscia, il 62enne capannorese ci svela anche l’occasione in cui è - presumibilmente - avvenuto il contagio. «Alcuni giornali hanno scritto che il mio socio era stato a una fiera nel nord Italia, ma non è vero – dice – L’ipotesi più realistica è che il virus l’abbia contratto a una cena che si è tenuta il 21 febbraio in un ristorante della zona. Non era un incontro di lavoro ma una rimpatriata tra amici: ci siamo andati in più di quaranta. Il mio collega non è stato l’unico ad essere contagiato: al suo tavolo c’era un'altra persona poi risultata positiva al Covid-19 e anch’essa ricoverata al San Luca. C’ero anche io, ma per fortuna ero seduto da un’altra parte. Chi ha portato il virus a tavola? Non lo so, forse qualcuno asintomatico. Tra noi ci sono anche degli imprenditori e può darsi che qualcuno sia stato a una fiera nel nord Italia. Ma non il mio socio. Nei giorni successivi la notizia dei contagi è circolata sulla chat di tutti quelli che erano alla cena e da allora abbiamo paura».

Ogni sera il “l’imprenditore sano” chiama la compagna del collega malato per avere novità sulle sue condizioni: «È intubato e sedato – dice – ma solo perché gli stanno facendo una terapia polmonare che non si poteva fare in altro modo. Pare stia reagendo bene, aspettiamo e vediamo». La figlia e la compagna del 59enne ricoverato sono state messe in quarantena con un’ordinanza del sindaco Menesini. Ieri altre tre ordinanze che ormai portano a 10 (di cui uno ricoverato) il numero dei cittadini capannoresi sottoposti a questa condizione. Ieri è stato aperto anche il Centro operativo comunale di protezione civile: «Avrà il compito di fornire assistenza alle persone che devono stare in casa, perché in stato di “quarantena” ovvero – spiega il sindaco Luca Menesini su Facebook – obbligate a fare 14 giorni (che sono i giorni di possibile incubazione del virus) senza uscire. Mettiamo quindi a disposizione di questi cittadini le nostre professionalità e la rete delle associazioni di protezione civile, che ringrazio, di cuore. Ferme restando le norme sanitarie che i volontari devono rispettare, saranno pronti a fornire il massimo supporto, che va dalla telefonata al fargli la spesa, se necessario. Il punto per noi chiave è: non siete soli». —



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