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Lucca

Cipollini a processo, parla l'ex suocera: "Inseguiva mia figlia con la pistola"

Luca Tronchetti
Cipollini a processo, parla l'ex suocera: "Inseguiva mia figlia con la pistola"

Lucca, la drammatica testimonianza della donna in aula nell'udienza contro l'ex campione di ciclismo: "Non mi perdonerò mai di non averlo denunciato"

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LUCCA. «Una persona aggressiva che teneva sotto il cuscino la pistola e in camera da letto il fucile. L’ho visto con i miei occhi afferrare per il collo Sabrina in fondo alle scale della mia casa al primo piano o al culmine di un litigio rincorrerla in giardino, lui con il tutore ad un ginocchio dopo la caduta dagli sci, armato di revolver».

Una testimonianza agghiacciante quella di Giovanna Di Simo, 79 anni, residente a S. Alessio, madre di Sabrina Landucci ed ex suocera di Mario Cipollini, l’asso del ciclismo ex campione del Mondo nel 2006 alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e stalking nei confronti dell’ex moglie e per minacce nei confronti dell’attuale compagno della donna, l’ex calciatore professionista Silvio Giusti.

Una donna forte, energica, senza peli sulla lingua che, solo al termine della deposizione di fronte al giudice Felicia Barbieri, cede all’emozione e si commuove. Ha solo un grande rammarico la mamma di Sabrina: non aver denunciato prima quel genero violento e aggressivo: «Non mi perdonerò mai di non aver denunciato l’ex marito di mia figlia quando, già prima della separazione, ha usato violenza a Sabrina e minacciato la nostra famiglia. Persino le mie nipoti erano impaurite del padre tanto da non contraddirlo mai. Mia figlia non ha voluto fargli del male: non voleva compromettere la sua carriera e ha subito vessazioni e angherie. Quando lei, dopo l’ennesimo tradimento, tornava a casa con noi genitori e portava dietro le figlie, lui la inondava di messaggi e telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una volta le disse che se non tornava a casa avrebbe ammazzato lei, noi genitori e avrebbe spellato suo fratello (l’ex portiere della Fiorentina e della Nazionale, Marco Landucci, sino allo scorso anno vice di Allegri alla Juventus) come un coniglio».

Le date non le ricorda bene, ma i particolari emergono con tutta la loro violenza. È come se la rabbia e l’amarezza per le umiliazioni subite uscissero una dopo l’altra. «Conosco Cipollini da quando non aveva ancora 20 anni ed era ancora professionista e il campione adorato dalle folle. Lo ospitai a casa perché i genitori lo avevano buttato fuori. A me non è mai piaciuto e non volevo che Sabrina lo sposasse. Ma lei è cocciuta ed era innamorata. Ha sempre cercato di nascondermi le difficoltà nei loro rapporti. Io ne sono venuta a conoscenza dopo la nascita della prima figlia. Mio genero era un libertino impenitente tanto che una volta, dopo un matrimonio fittizio in nave, si voleva portare a casa la sposa. E quando mia figlia gli chiedeva conto delle sue avventure lui andava fuori di testa e la picchiava. Sabrina, a quel punto, tornava da me o andava dalla mia ex cognata, ma alla fine ritornava con lui. Il metodo usato Re Leone? Telefonate con urli che si udivano anche senza viva voce sia diurne che notturne o sms inviati cento volte al giorno. Possessivo e geloso. Prima piangeva e chiedeva perdono pregandola di tornare a casa e poi iniziava a insultarla e a minacciare lei e tutti i suoi familiari dicendosi pronto a fare una strage. Una volta la domestica Patrizia Ventura mi telefonò agitata dicendomi di correre a casa di Cipollini perché temeva che uccidesse Sabrina. Mi precipitai là e notai sul suo collo dei segni rossi come se l’allora marito l’avesse afferrata per la gola. Piangeva e mi disse che l’aveva anche trascinata per i capelli. La invitai ad andare al pronto soccorso, ma lei aveva paura sia per noi familiari sia per non voler rovinare la carriera sportiva del campione del pedale. Solo nel 2012, approfittando di un mio intervento chirurgico, trovò la forza di uscire dalla villa di Monte S. Quirico. Per un certo periodo Sabrina rimase con noi assieme alle figlie per poi andare a vivere in affitto a Saltocchio». 

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