Prenotazioni in picchiata negli hotel della città: è l’effetto Coronavirus
Si susseguono le disdette nelle strutture di Lucca con cali fino al 90% Pietro Bonino (Federalberghi): «Se va avanti così, saremo costretti a chiudere»
«Siamo un gigante dai piedi d’argilla. E se le cose andranno avanti così per molto, Lucca cadrà. In questo modo verrà a mancare l’indotto che vive grazie al turismo: hotel, bar, ristoranti. E sarà una disfatta». Il quadro di Pietro Bonino, albergatore e presidente provinciale di Federalberghi, è drammatico. Ma, al tempo stesso, lucido. D’altronde, il rapporto tra la paura del Coronavirus e le disdette negli hotel della città è direttamente proporzionale: mentre cresce la paura, aumentano pure le disdette. E, in effetti, è una situazione quasi paradossale quella che gli albergatori si sono trovati ad affrontare, in questi ultimi giorni. Perché se da una parte è vero che i primi due casi di contagio da Covid-19 in Toscana si sono palesati soltanto ieri, dall’altra già da prima era cominciata la “fuga di massa” con un calo delle prenotazioni pari al 90%. Certo, lo stop alle gite scolastiche (tra le misure varate dal Governo Conte per limitare la diffusione del Coronavirus) ha fatto la sua parte. Ma anche chi aveva prenotato una camera per trascorrere qualche giorno di relax alla scoperta di Lucca e delle altre città toscane, alla fine, ha deciso di fare dietrofront, annullando tutto quanto. Con una ripercussione – inevitabile – sugli affari degli hotel della città che, ora, sperano sia soltanto un momento di transizione.
«Il rischio è che famiglie intere che vivono grazie al turismo vadano a casa –spiega Bonino – Questo periodo dell’anno è, da sempre, quello di massima flessione dal punto di vista delle presenze. Ma non ricordiamo un momento, perlomeno negli ultimi anni, in cui i nostri hotel siano stati addirittura vuoti. Se continuerà così, saremo costretti a chiudere i battenti per un po’. Perlomeno fino a quando l’emergenza non sarà superata».
C’è amarezza, nelle parole del presidente di Federalberghi. E pure in quelle di Elisabetta Barbieri dell’hotel Rex che si è trovata a fronteggiare la stessa situazione dei suoi colleghi. «Dopo i mesi invernali cominciavamo a vedere davanti a noi delle buone prospettive – racconta – c’erano già state delle prenotazioni per i prossimi mesi, ma anche a breve. Già questa settimana, avrebbe dovuto soggiornare nel nostro hotel un folto gruppo in arrivo dalla Slovenia. Niente, invece. Hanno disdetto. Anche le prenotazioni online, attraverso canali come Booking, stanno andando malissimo con cancellazioni che si susseguono, una dietro l’altra. Mentre la nostra struttura resta vuota. Chissà per quanto».
Una situazione comune, purtroppo, quella che viene descritta anche dal presidente di Federalberghi. «Lo scenario è davvero inquietante – sottolinea Bonino – perché da qui a tutto il fine settimana le prenotazioni sono totalmente assenti. Siamo preoccupati come non lo siamo mai stati. Ci sono colleghi che hanno investito sulle strutture, approfittando del periodo invernale per ristrutturarle, c’è chi ha acceso mutui. Ma ora stiamo dando fondo alle ultime risorse del Lucca Comics e se le cose non cambiano sarà una débâcle».
Tutto meno drastico, invece, per i B&b, come spiega Simone Franceschini della “Dimora dei Guelfi”. «In gere, questo è un periodo dell’anno sempre molto tranquillo sul fronte delle prenotazioni – spiega – Nel nostro caso abbiamo avuto la disdetta di una camera, ma difficile dire si sia per colpa del Coronavirus o per altre ragioni».
Ma l’aria di allarmismo che si respira un po’ ovunque (basti vedere i supermercati presi d’assalto con veri e proprio “buchi” negli scaffali) non fa altro che aggravare una situazione già di per sé preoccupante. «Cerchiamo di andare avanti, scongiurando per quanto possibile la chiusura dei nostri hotel – conclude Pietro Bonino – Ma senza turisti non ha senso restare aperti. I prossimi giorni saranno decisivi per prendere una decisione. Ma questa situazione ci sta mettendo in ginocchio e potrebbe rivelarsi fatale se non verranno prese delle contromisure. Al più presto». –
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