Preso dopo inseguimento confessa di tirare avanti spacciando cocaina
LUCCA. Lo prendono al termine di un inseguimento nei boschi tra Nozzano e Filettole, da tempo crocevia di traffici legati agli stupefacenti, e lui dopo aver morso le mani a due carabinieri finisce prima in cella e poi di fronte al giudice Felicia Barbieri per la convalida. In aula Youssef Jarmouni, 26 anni, marocchino, incensurato, ma con un provvedimento di espulsione a carico, ammette, alla domanda sulla sua attività nel nostro territorio, di non svolgere un vero lavoro. «Io spaccio» dice l’extracomunitario a cui, nella serata di mercoledì, i carabinieri del radiomobile avevano sequestrato un centinaio di grammi di cocaina occultata nei pantaloni. Così Jarmouni, dopo la convalida dell’arresto da parte del giudice con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, danneggiamento e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, finisce in carcere in attesa del processo con rito direttissimo (il suo legale ha chiesto i termini a difesa) che si terrà la prossima settimana.
I FATTI
Nella serata di mercoledì, durante un servizio di controllo antidroga lungo la via di Filettole in prossimità di una zona boscata e particolarmente frequentata da extracomunitari dediti allo spaccio e al consumo di stupefacenti, i militari del radiomobile hanno individuato un giovane magrebino. Ma appena si sono avvicinati l’immigrato ha cercato di aggredirli nel tentativo di guadagnare la fuga. C’è stato quindi un inseguimento al termine del quale l’extracomunitario è stato raggiunto e immobilizzato non prima però di una colluttazione nella quale i due militari riportavano entrambi ferite alle mani da morso e da schiacciamento con l’uso di un sasso. Costretti a ricorrere ai medici del pronto soccorso i due carabinieri venivano giudicati guaribili in 13 giorni.
IL SEQUESTRO
Addosso a Youssef Jarmouni i carabinieri rinvenivano 110 grammi di cocaina suddivise in 9 dosi e materiale vario atto allo spaccio e al confezionamento oltre alla somma di mille euro. Condotto in caserma l’immigrato avrebbe danneggiato a calci, nel tentativo di rompere il vetro, il montante dello sportello posteriore dell’auto di servizio. Soltanto dopo è stato ricondotto alla calma. —
L.T.
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