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Discepoli in silenzio ma parla don Nando il “prete social” che sgrida Gilioli
«Quando i gruppi sono troppo autonomi qualcosa non va» Intanto sono confermate le messe del weekend all’eremo
L’ultimo discepolo dell’Annunciazione a prendersi cura dell’eremo di Calomini risponde al telefono con un “Ave Maria” al posto del più laico “Pronto”. Ma non appena capisce che all’altro capo ci sono dei giornalisti interrompe la comunicazione. Più efficace di qualunque voto del silenzio. Sono gli effetti dell’inchiesta della procura di Prato sulle presunte violenze commesse ai danni di due fratelli minorenni dai membri dell’associazione religiosa fondata a Prato da don Giglio Gilioli. Un’inchiesta che lascia senza parole e scalfisce le pareti rocciose dell’eremo di Calomini, comune di Fabbriche di Vergemoli, dove secondo gli inquirenti si sarebbero verificati alcuni degli abusi. I religiosi della comunità se ne sono andati e non parlano, ma è la Chiesa a dare una prima risposta: sabato e domenica la celebrazione della messa all'eremo si svolgerà come consuetudine. Chi si occuperà di officiare la funzione non è dato saperlo ma il vicario dell'arcivescovo ha fatto sapere che non ci saranno modifiche agli orari delle funzioni, fissate per sabato pomeriggio alle 16, e domenica mattina alle 11.
In molti preferiscono non parlare, ma c’è un prete che non ha paura di esporsi su una questione tanto spinosa. Si tratta di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia e Lucignana. Originario di Roma, chitarrista e tifoso juventino, Don Nando è anche un “prete social”: usa Facebook per fare video in cui dice la sua su questioni di attualità, talvolta delicate come l’eutanasia o le unioni gay. L’uso dei nuovi media è un tratto che lo accomuna a don Giglio Gilioli, che con le sue prediche “urlate” è diventato una star di Youtube. Ma don Nando prende le distanze: «I video di don Gilioli non li guardo sennò mi arrabbio – racconta – Io uso i social ma senza gridare, condannare o invocare il diavolo verso alcuno. Il Vangelo ci invita ad accogliere, è un errore armarsi della parola di Gesù per offendere. Su questo Papa Bergoglio ha tracciato la linea. E poi è inutile scandalizzarsi di questo e quell’altro quando in privato si fa peggio. Così perdiamo la fiducia della gente». Rispetto alle violenze emerse nell’inchiesta don Nando si dice esterrefatto: «Ho appreso dai giornali – racconta – È una bella batosta per il vescovo Giulietti e per l’immagine della nostra zona pastorale. Ma don Paolo è giovane e in gamba: saprà gestirla. Ha fatto bene a delegare al collega di Prato, che ha la responsabilità delle persone coinvolte». Coreglia e l’eremo di Calomini sono distanti una ventina di chilometri: don Nando non era un frequentato assiduo del santuario ma qualche volta ci è capitato: «Un paio – dice – La prima con il clero per un ritiro spirituale, mentre la seconda ci ho portato i ragazzi del catechismo. I rapporti con i discepoli? Pochi. Un frate venne a spiegare ai ragazzi la storia del luogo ma niente di più. Ho letto le motivazioni per cui l’associazione è stata sciolta dalla Santa Sede: le comunità religiose vivono per conto proprio ma non possono distaccarsi dall’autorità del vescovo. Se lo fanno significa che qualcosa non va». La speranza è che la vicenda non diventi una macchia per l’eremo: «È un luogo caro alla comunità della Garfagnana – dice don Nando –. Officiare messa lì? Lo farei volentieri se non avessi già due parrocchie, ma mi auguro che qualcuno si prenda questo impegno». —
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