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Quell’amore scoccato a prima vista tra il “Ragazzo di Calabria” e Lucca

flavia piccinni
Quell’amore scoccato a prima vista tra il “Ragazzo di Calabria” e Lucca

Da due anni presidente della Fondazione di San Ponziano Lucio Pagliaro fa il punto sui progetti dell’istituzione «Tutelare il patrimonio storico è l’obiettivo per cui siamo nati, ma ci battiamo anche per la sua valorizzazione»

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Il personaggio

flavia piccinni

È possibile innamorarsi a prima vista di un luogo come di una persona: diceva così Alec Waugh, e sono queste le parole che mi tornano in mente quando sento Lucio Pagliaro parlare di Lucca, e di San Ponziano. Pagliaro – da due anni nominato dal Miur come presidente della Fondazione di San Ponziano, di cui per cinque anni è stato consigliere – ha alle spalle una lunga esperienza politica, e ha scelto Lucca quasi vent’anni fa: «Per me – esordisce, con un sorriso – questa è la più bella città d’Italia, con ancora tante potenzialità inespresse. Qui tutto è a misura d’uomo. Appena arrivato dalla Calabria, subito mi sono buttato a capofitto per fare la mia parte attiva, e provare a migliorare ulteriormente quello che c’è di stupendo».

Fra le meraviglie annovera i tramonti e le Mura, il centro storico e naturalmente San Ponziano che, spiega, «è stato un luogo di emancipazione del genere femminile, di cultura e di educazione. Elementi fondamentali per guardare al futuro». Parlando della storia di questo complesso, che si affaccia sull’omonima piazza, Pagliaro diventa un cicerone: «Il monastero di San Ponziano fu sede dal 1471 al 1808 di una fiorente comunità di benedettini monteolivetani. Oggi restano a testimonianza dell’antichissima origine del monastero le numerose pergamene di San Ponziano, datate tra il 790 e il 1687, e conservate nell’archivio di Stato di Lucca di cui costituiscono il fondo più antico. Può sembrare incredibile, ma da allora il complesso monumentale è rimasto integro nelle sue strutture portanti, fatta eccezione per la chiesa rimaneggiata nel 1600 e nel 1700».

Cosa successe dopo all’ex-convento?

«Nell’agosto del 1834 le autorità borboniche consegnarono i locali, rimasti inutilizzati dal 1808, all’Istituto Maria Teresa adibito all’istruzione femminile. Le istituzioni rimandavano al progetto voluto da Elisa Bonaparte di realizzare nel piccolo principato lucchese un rinnovamento politico-culturale volto alla laicizzazione della società e della cultura e, nell’ambito di questo, all’alfabetizzazione delle donne di ogni ceto. L’istituto cessò la sua attività nei primi anni del Novecento rimanendo però gestore dell’importante complesso immobiliare. Almeno fino al 2005. Esatto, quando nasce la Fondazione Istituto di San Ponziano. L’atto di trasformazione del 2 maggio 2006 può essere considerato la data di nascita ufficiale della Fondazione Istituto San Ponziano di Lucca».

Su che basi è nata la Fondazione?

«Per tutelare il patrimonio storico, raccogliere e rilanciare un lavoro concreto e utile nell’ambito dell’istruzione, dell’educazione e della cultura. Questo è il nostro scopo principale, ma ci battiamo anche per la promozione, la conservazione e la valorizzazione di opere d’arte e del patrimonio architettonico, nonché la promozione e lo svolgimento di attività culturali. Non sono state dimenticate però le nostre radici: il complesso ospita infatti la scuola media “Carducci”, ma anche la Fondazione Lucchese per l’Alta Formazione e la Ricerca (sede Celsius e Imt) e la Fondazione Pera. Anche per questo l’immobile, che ha interesse storico ed artistico, esige continui interventi per la sua conservazione, e per il mantenimento dell’efficienza adeguata all’uso scolastico. Non a caso il maggior sforzo amministrativo di questi anni è stato sicuramente la sua gestione che, nel complesso, ha richiesto un investimento di oltre 2 milioni di euro. Grazie a precise analisi economico-finanziarie e all’imprescindibile intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha cofinanziato l’intervento oggi la scuola è senza dubbio moderna ed efficiente».

Quali sono i progetti che avete adesso in corso?

«Per l’anno 2020 sono stati stanziati fondi per l’importo di 40mila euro per indagini strutturali con lo scopo di monitorare l’immobile, e di redigere un programma di interventi idonei a migliorare lo standard di sicurezza».

Eppure la Fondazione sta cercando anche di fare altro. Che cosa?

«Diventare un ponte tra le vecchie e le nuove generazioni, sapendo quindi sostenere e coadiuvare la migliore didattica possibile per gli istituti attualmente ospitati. Per questo la Fondazione ha voluto creare anche la Borsa di Studio “Istituto di San Ponziano” dedicata a valorizzare e premiare le capacità degli studenti della Scuola Secondaria di primo grado Carducci di Lucca nella matematica e nelle discipline scientifiche. Poi, con il progetto “Archivio storico” siamo intervenuti per la salvaguardia e la valorizzazione del nostro archivio storico, abbandonato da anni, che correva il rischio dell’oblio e del degrado fisico».

Cosa è emerso dall’archivio?

«Non solo le vicende dell’istituto, ma anche un vero e proprio spaccato della società del nostro territorio. Dopo anni di lavoro l’archivio storico ha ottenuto il riconoscimento di bene di interesse storico e la Fondazione ha autorizzato a porre il vincolo conseguente. Nel mese di febbraio presenteremo al pubblico la stampa dell’inventario dell’archivio storico. E in questa preziosa occasione parleremo delle storie, degli aneddoti e delle testimonianze custodite in quello scrigno che è San Ponziano».

Oggi qual è dal suo punto di vista il futuro di San Ponziano?

«Stiamo lavorando a un progetto destinato agli studenti delle scuole medie e superiori volto ad aiutare e a “liberare” i ragazzi e le ragazze dal condizionamento di genere. Ma siamo, come sempre, alla ricerca di fondi e di nuove sinergie. Un progetto a cui teniamo molto è quella di andare a costruire un’area polivalente per lo svolgimento delle attività sportive in quello spazio, di quasi 7mila metri quadrati, gergalmente chiamato come “Orti di San Ponziano”. L’idea è che San Ponziano recuperi la sua centralità educativa e culturale. È un progetto ambizioso, ma fondamentale». —

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