Muore a 52 anni schiacciato dalla gru Era arrugginita e un pezzo si è staccato
La vittima è Marco Viviani. Lascia la moglie Paola e il figlio Samuele, premiato come ambasciatore di Capannori
Dalla gru arrugginita, ferma da dieci anni, un pezzo si è staccato. È precipitato giù, colpendo a morte, alla testa, l’operaio che lavorava nel cantiere dismesso: si chiamava Marco Viviani, classe 1967, residente a Segromigno in Piano di Capannori; da giorni stava togliendo tutto il materiale ferroso per liberare l’area. La tragedia si è consumata con tutte le probabilità nella tarda mattinata di ieri, 7 gennaio, in corte Marchetti ad Altopascio, anche se l’allarme è scattato solo poco prima delle 17. È stato solo a quell’ora che qualcuno, dall’abitato circostante il cantiere, ha chiamato i carabinieri di Altopascio per avvertire che sotto a quel pezzo di gru c’era il corpo senza vita di un uomo. È stato allertata anche la centrale del 118, che ha inviato sul posto un’ambulanza. Per Viviani però, dipendente di una ditta della Piana che opera nel settore dello smaltimento di materiali ferrosi, non c’era più niente da fare. Sul posto sono giunti anche il medico legale, i carabinieri della stazione di Altopascio, il magistrato di turno della procura di Lucca Antonio Mariotti, personale della medicina del lavoro dell’Asl.
L’area in cui è accaduto l’incidente mortale si trova incastonata tra le proprietà private delle villette che si affacciano lungo corte Marchetti, una traversa di via Torino, che si imbocca girando a sinistra dalla via Romana, poco prima del passaggio a livello vicino alla stazione ferroviaria di Altopascio. In quel fazzoletto di terra, tra tante villette tinteggiate di fresco e giardini ben curati, delimitati da muri di cinta, si trova una palazzina di tre piani a grezzo, a cui si accede da un cancello: quello a cui sono stati apposti i sigilli.
Lì dentro, come conferma un abitante della zona, da venerdì scorso alcune persone stavano lavorando per rimuovere le parti ferrose del cantiere. Sembra infatti che l’impresa che ne era proprietaria fosse in procinto di cederla a un’altra intenzionata a completare la costruzione di quell’edificio . Prima però era stato stabilito di rimuovere tutti i materiali ferrosi dall’area e il più difficile da eliminare era proprio la gru arrugginita rimasta lì da dieci anni. Di questo compito era stata incaricata una ditta di Porcari, quella per la quale Viviani lavorava. Nei primi giorni di lavoro erano in più d’uno a darsi da fare sul cantiere: ieri sembra che Viviani fosse da solo.
La salma, rimossa nel tardo pomeriggio di ieri, si trova all’obitorio del Campo di Marte. Questa mattina il magistrato deciderà se far eseguire l’autopsia. Intanto all’area e alla gru sono stati apposti i sigilli dall’autorità giudiziaria. Il personale dell’Asl invece sta raccogliendo informazioni sull’inquadramento professionale di Viviani e per verificare anche la sua posizione assicurativa.
Dopo che la tragedia è stata scoperta, la notizia si è diffusa rapidamente nella Piana. Viviani è conosciuto anche per essere il padre di Samuele Viviani, il giovane che nell’estate 2018, insieme all’amico Iacopo Giribon, fece un viaggio da Segromigno in Monte a Capo Nord alla guida di una Vespa Special degli anni Settanta, portando il gagliardetto del Comune di Capannori nel punto più settentrionale del continente europeo. E per questo entrambi erano stati insigniti del titolo di ambasciatori del Comune. —
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