Il presidio
«Altro che richiesta di archiviazione, l’indagine deve essere estesa alla giunta»
Il legale dei turisti francesi deposita due distinte istanze di opposizione alla decisione della procura. La palla passa al gup
La famiglia Magnin, cittadini francesi residenti a Dubai, è intenzionata a dare battaglia a tutti i livelli: giuridico e politico. Attraverso il loro legale Piero Magri del foro di Milano il 23 dicembre scorso sono state depositate in cancelleria due distinte opposizioni alla richiesta di archiviazione della procura relative alla caduta dal baluardo San Regolo del bimbo di 5 anni e di suo padre avvenuta nella tarda mattinata del 21 agosto del 2018. Una di 25 pagine con tanto di allegati relativa a Pierre Alexis Magnin, il quarantenne ingegnere francese che si gettò dalla zona Est della cannoniera del baluardo San Regolo (è ancora in vigore il sequestro dell’autorità giudiziaria) per soccorrere il figlio precipitato giù dal terrapieno dopo un volo di almeno 7 metri. L’altra, di una ventina di pagine, sulla posizione del bimbo di 5 anni per conto dei genitori che ne esercitano la patria potestà. Nelle due istanze si chiede al giudice dell’udienza preliminare Simone Silvestri (la data del procedimento camerale non è stata ancora fissata) di rigettare la richiesta di archiviazione formulata dalla procura rimandando gli atti al pm con la richiesta di formulare l’imputazione coatta. Ma l’avvocato Magri è pronto ad alzare l’asticella: «A mio avviso ci sono tutti i presupposti per chiedere alla procura indagini suppletive che coinvolgano altri enti allargando le responsabilità anche l’amministrazione comunale e alla figura del sindaco che alla fine è deputato alla sicurezza e all’incolumità dei cittadini. Siamo pronti a intraprendere una battaglia folle sia sul piano giuridico che su quello politico. Non so a Lucca chi rappresenta l’opposizione, ma ci rivolgeremo anche a loro in una battaglia di civiltà. A meno che non si vogliano i bambini al guinzaglio sulle Mura».
PARCO GIOCHI
Una delle tesi su cui insiste la difesa è quella che vede le Mura e in particolare proprio la cannoniera del baluardo San Regolo dove è avvenuto l’incidente dell’estate 2018 alla stregua di un parco giochi: «O si eliminano gli spazi per i bimbi oppure si deve intendere l’arborato cerchio come un parco giochi e nel punto dove è caduto il piccolo ci sono proprio delle attrazioni per bambini».
Eppure c’è una cartellonistica in tutte le lingue che informa dei pericoli e dell’altezza delle Mura.
«Abbiamo depositato agli atti una delibera del consiglio comunale del 5 aprile 2016 r in cui si sosteneva che la segnaletica verticale della zona delle Mura adibita a giochi per bambini era chiaramente insufficiente e analizzava la situazione».
Ma da quella data all’incidente sono trascorsi oltre due anni..
«Ma in quel frangente non è cambiato nulla. La cartellonistica non si è adeguata a quelle direttive. Hanno messo i cartelli soltanto dopo l’incidente occorso ai miei assistiti. Causa civile? Risarcimento del danno? Quelli dell’Opera delle Mura non si sono mai fatti vivi nonostante il bimbo sia traumatizzato e ha paura di restare da solo e il padre è stato operato per la quarta volta in relazione ai traumi post incidente. A questo punto ne facciamo una questione di principio. Vogliamo aver soddisfazione nelle aule di giustizia con la condanna di chi avrebbe dovuto mettere i parapetti in quei punti delle Mura e non lo ha fatto».
Guardi che ad oggi nessun tribunale penale o civile ha mai condannato a pene detentive o ad un risarcimento del danno per la caduta di bambini o adulti dalle Mura.
«Perché nessuno è mai caduto da quel baluardo. Mi deve spiegare l’abnormità della condotta del padre del bimbo che si getta dalle Mura avendo la percezione del pericolo quando invece è stato tratto in inganno dall’effetto ottico causato dalla prospettiva. Se così non fosse servirebbe una perizia psichiatrica. Chiediamo vengano ascoltati anche altri testimoni che erano lì quel giorno». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
