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In volo da Ceylon alla Romania stipati nel camion sino in Italia

In volo da Ceylon alla Romania stipati nel camion sino in Italia

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LUCCA. Un sodalizio o con a capo l’autista cingalese di 48 anni arrestato a S. Anna. Era lui a curare i contatti con le famiglie cingalesi che volevano far arrivare in Europa i loro congiunti in cerca di un futuro migliore. Tappa obbligata: la Romania. Perché tra l’ex Ceylon (oggi Sri Lanka) e il paese dei Carpazi esiste un accordo bilaterale che facilita l’ingresso nel paese dell’Unione per motivi di turismo. Così i cingalesi che volevano arrivare nel Nord Europa si pagavano il viaggio in aereo da Colombo (capitale dell’isola asiatica) a Bucarest. Ottenuto il visto d’ingresso giungevano in Italia attraverso i valichi di confine di Trento e Gorizia passando dall’Ungheria e dalla Slovenia. In che modo? Grazie a due autotrasportatori rumeni che viaggiavano anche 12 ore di fila con camion telonati che trasportavano infissi. Si facevano pagare 800 euro per ogni clandestino che caricavano, stipato e quasi piegati in due, dentro il cassone tra le porte e le finestre da consegnare. I cingalesi e i bengalesi non potevano parlare tra loro, usare il cellulare e chiedere di fermarsi per espletare bisogni fisiologici. Se si ribellavano erano botte, minacce e insulti. I due camionisti rumeni finiti in manette sono Vasile Aurel Olarean, 36 anni e Ionut Nicusor Popescu, 34 anni. Il primo venne arrestato l’8 settembre mentre era alla guida di un Fiat Ducato telonato con targa polacca in cui erano rannicchiati in spazi angusti ricavati tra gli infissi trasportati regolarmente (la ditta è intestata alla moglie di Olarean) 7 clandestini tra cui 3 donne. E domenica scorsa è stato nuovamente arrestato per episodi analoghi. Popescu invece è stato arrestato venerdì sera a Bergamo. Gli episodi documentati riguardano i 6 e il 19 luglio, l’8 agosto, l’8 e il 18 settembre e il 4 ottobre. I 60 clandestini giunti in quei viaggi in Italia venivano dirottati in varie regioni tra cui la Toscana. Alcuni invece attraverso Ventimiglia venivano trasferiti in Francia pagando, s’intende, un extra. —

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