Due famiglie intossicate dal monossido In otto in ospedale: grave una donna
L’allarme nella notte quando una giovane madre si è svegliata per il mal di testa: ora è in camera iperbarica a Pisa
Nella notte della paura, la sveglia arriva prima dell’alba e non ha il suono melodico di una musichetta da cellulare, ma il rimbombo insopportabile di un insolito mal di testa. È quello che butta giù dal letto una giovane madre di nazionalità albanese mentre dorme nella sua casa, un appartamento in via della Canovetta, periferia nord di Lucca, in una zona popolata da capannoni industriali. Sono da poco passate le 4 di notte quando la cefalea costringe la donna, madre di due bambini di 3 e 8 anni che dormono nella stanza accanto, ad alzarsi e svegliare il marito. «Ho un mal di testa incredibile, qualcosa non va?», dice. Il compagno chiama il 118 e in pochi minuti sul posto arriva un’ambulanza della Croce Verde di Lucca.
I soccorritori si rendono subito conto che nell’abitazione c’è del fumo, probabilmente proveniente da una stufa a legna, e pensando a un’intossicazione aprono le finestre. Dato che il monossido è invisibile e inodore chiedono l’intervento dei vigili del fuoco e nel frattempo portano la donna al Pronto Soccorso dell’ospedale di Lucca: qui i medici le riscontrano elevati livelli di anidride carbonica e monossido nell’organismo. La diagnosi è di intossicazione e il quadro clinico è da affrontare subito e senza perdere tempo, tant’è che la giovane madre viene trasferita all’ospedale Santa Chiara di Pisa e messa nella camera iperbarica.
Nel frattempo nell’abitazione di via della Canovetta i pompieri rilevano elevate concentrazioni di monossido e fanno portare in ospedale anche il padre e i due figli maschi. Finiscono tutti e tre a Cisanello, dove verranno sottoposti agli accertamenti del caso, ma per fortuna nessuno di loro è grave. Intanto i pompieri notano che il fumo si è propagato anche all’appartamento che si trova sull’altro lato del pianerottolo, dove vive una famiglia di origine marocchina. «Io stavo dormendo quando ho sentito bussare forte alla porta – racconta il capofamiglia Rashid Filali, 48 anni – Sono andato ad aprire e davanti mi sono trovato una squadra di pompieri: mi hanno spiegato che c’era il rischio di un’intossicazione e pertanto dovevano controllare il mio appartamento. Sono entrati in cucina e nella stanza dei miei figli e hanno riscontrato una concentrazione di monossido del 10%. A quel punto ci hanno consigliato di uscire e hanno chiamato le ambulanze per farci portare all’ospedale. Per fortuna – racconta Rashid alle 10 del mattino seguente – ci siamo stati poco: dopo averci fatto gli esami e aver visto che stavamo bene mezz’ora fa ci hanno dimesso e rimandato a casa. Oggi torneranno i vigili per capire da dove si è sprigionato il monossido. I bambini? La più grande ha avuto un po’ di paura e noi per lei». «Per fortuna – aggiunge la moglie Saida Majdoubi – I pompieri sono stati veloci nel fare i controlli anche in casa nostra, altrimenti chissà cosa sarebbe successo».
Sotto la palazzina di via della Canovetta, uno stabile con al pian terreno un’attività lavorativa e sopra i due appartamenti, arriva anche una volante della polizia per gli ultimi accertamenti. L’attenzione però è tutta concentrata sulle condizioni della famiglia albanese: nel pomeriggio di ieri il padre e i due ragazzi sono stati trasferiti dall’ospedale di Cisanello, segno che le loro condizioni non destano particolare preoccupazione.
Più seria la situazione della madre, il cui decorso clinico verrà rivalutato nella giornata di oggi, anche se secondo le forze dell’ordine non sarebbe in pericolo di vita. —
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