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La città si stringe intorno a don Diomede «Aveva una grande speranza nei giovani»
In tanti ieri in Cattedrale per l’ultimo saluto al parroco del Villaggio del Fanciullo, scomparso martedì all’età di 93 anni
Si sono stretti tutti attorno a lui. I giovani ospiti del Villaggio del Fanciullo e chi ora è diventato adulto ma in quella casa sulle Mura ci è cresciuto, si sono tenuti per mano, sull’altare: al centro il feretro di don Diomede Caselli, l’uomo che per loro e tanti altri è stato un punto di riferimento, una guida, un padre. Una sorta di abbraccio collettivo e spontaneo, silenzioso e commosso: un momento toccamte durante il funerale del parroco camaiorese scomparso martedì all’età di 93 anni. Per buona parte della sua vita infatti, don Diomede si è dedicato al “suo” villaggio, una casa di accoglienza che ospita, ormai da più di settant’anni, bambini e ragazzi. E ieri pomeriggio in Cattedrale, in tanti ci sono voluti essere per dare l’ultimo saluto a un uomo che si è speso per aiutare gli altri. Un uomo che fino alla fine è voluto rimanere al Villaggio e che appena dieci giorni fa era stato a pranzo insieme ai giovani. A celebrare la messa l’arcivescovo Paolo Giulietti che ha aperto la funzione dedicando alcune parole a don Diomede. «È nel segno del Dio della speranza che diamo il nostro saluto al nostro fratello Diomede - ha detto Giulietti - lo facciamo insieme al “popolo” del Villaggio del Fanciullo, ospiti e collaboratori di ieri e di oggi, insieme al presbiterio diocesano e alla città di Lucca rappresentata anche dal sindaco che riconosce il valore dell’opera educativa e sociale che anche attraverso il contributo di don Diomede si è potuta sviluppare e continua a crescere». Oltre al primo cittadino Alessandro Tambellini, alla funzione erano presenti anche il presidente della provincia, Luca Menesini, l’assessore Gabriele Bove e altri rappresentanti delle istituzioni cittadine. Durante l’omelia, partendo dal contenuto delle letture, l’arcivescovo Giulietti ha parlato dello sgomento che tutti proviamo di fronte alla morte imbastendo un ragionamento che ruotava attorno a questa sensazione. «Proviamo sgomento - ha detto in riferimento a don Diomede - per la morte di un altro fratello a pochi giorni di distanza da don Giuseppe. È stata una presenza per il Villaggio e ora è come un nonno che non c’è più». Dallo sgomento però Giulietti, sempre ripercorrendo alcuni passaggi delle letture, è passato a un’infusione di speranza. «C’è incoraggiamento nella parola del Signore - ha aggiunto - il deserto che fiorisce, che abbonda di acqua di vita... Nonostante la morte abbiamo delle altre ragioni di speranza e anche di fronte a essa siamo invitati a non temerla perché il Signore è vincitore sulla morte e il Signore è fedele alle sue promesse». In un altro passaggio poi l’arcivescovo ha parlato dei giovani e di quanto sia stata importante l’attività di don Diomede per le nuove generazioni. «Ho letto un articolo sul quotidiano Avvenire - ha detto - alcuni giovani parlavano delle difficoltà che vedono per il futuro. Anche i ragazzi di don Diomede rischiano di vivere questo sgomento di fronte a un mondo non più ospitale, non più orientato alla loro crescita. Il Signore è una roccia e a lui vanno affidate le nostre speranze. L’opera del Villaggio è un segno di questa fiducia nel futuro, come qualcosa per cui valga la pena impegnarsi. Don Diomede aveva una speranza nei giovani, nella scuola, nel Villaggio, una speranza nella vita». Al termine dell’omelia c’è stato un applauso da parte dei presenti. Alcuni volontari del Villaggio, sono intervenuti durante la preghiera dei fedeli per pregare per le necessità della casa di accoglienza e del volontariato. La salma di don Diomede è stata inumata al cimitero di Sant’Anna, accanto a quella di don Enzo, altro “pilastro” del Villaggio de Fanciullo. —
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