Il presidio
Bomba di Firenze Ecco le motivazioni delle condanne
ALTOPASCIO. Lottavano contro le istituzioni dello Stato seguendo un programma «votato alla realizzazione dell’ideale con ogni mezzo anche illecito», fino «all’estremo di collocare pericolosi ordigni artigianali», i 26 anarchici condannati dal tribunale di Firenze per vari episodi. Tra questi il ferimento dell’artificiere della polizia Mario Vece, residente ad Altopascio, per lo scoppio di un ordigno alla libreria “Il Bargello”. È quanto scrivono i giudici di Firenze nelle motivazioni della sentenza del 22 luglio, resa nota ieri.
Gli anarchici, scrivono i giudici, costituivano «un’associazione» che disponeva di «immobili occupati quasi inespugnabili senza meticolosa preparazione e impiego di ingenti forze di polizia e di mezzi» . Nelle azioni illecite, scrivono ancora i giudici, «il gruppo appare unito e anzi quando l’azione investigativa e giudiziaria diventano pressanti» i capi «prendono il comando». Gli obiettivi sono perseguiti «con modalità violente», tra cui «scagliare petardi, bombe molotov o ordigni artigianali di cospicua potenza detonante» .
Per il ferimento dell’artificiere Mario Vece il tribunale di Firenze aveva condannato per lesioni gravissime gli anarchici Pierloreto Fallanca, Giovanni Ghezzi e Salvatore Vespertino. —
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