Tornano a risplendere gli Archi della Ripa a Barga
Completati i lavori seguiti ai danneggiamenti provocati dall’ondata di maltempo del febbraio 2014 col crollo di alcune arcate
BARGA. Premendo un tasto, quello dell’accensione dell’impianto di illuminazione, venerdì è stata sancita la restituzione alla comunità barghigiana degli Archi della Ripa che, dopo i lavori di ristrutturazione necessari col crollo di alcune arcate pesantemente rovinate dagli eventi atmosferici del febbraio 2014, sono tornati a farsi apprezzare in tutta la sua interezza (anche con la costruzione di un bel camminamento sottostante) e pure nella suggestiva visione notturna. La migliore posizione dove poter ammirare l’opera è dal belvedere lungo la strada capoluogo-Renaio, punto per ritrarre da lontano i colossali Archi della Ripa sottostanti al colle su cui si adagia il centro storico barghigiano, il retro del suo duomo e le Alpi Apuane sullo sfondo.
Un patrimonio restituito alla comunità – come detto nel convegno che ha preceduto l’inaugurazione – dal sindaco Caterina Campani. Il Comune, al tempo dei lavori di somma urgenza guidato da Marco Bonini (presente al fianco dell’assessore ai lavori pubblici Pietro Onesti) aveva trovato i l finanziamento per intervenire grazie ai fondi della Regione sulla difesa del suolo (nell’occasione era presente anche il consigliere regionale Stefano Baccelli), permettendo all’ingegner Marco Giovanni Ceccarelli di redigere il progetto per ricostruire i punti mancanti agli Archi della Ripa, in collaborazione con il geologo Vincenzo Buchignani. Dopo la loro relazione al convegno è seguito l’intervento del direttore della sezione di Barga dell’Istituto storico lucchese Sara Moscardini, la quale ha tracciato l’excursus storico degli Archi (sorti negli anni Trenta del Novecento) arrivando a descrivere le mura del centro storico. Poi sono stati introdotti i futuri lavori al tratto circostante Porta Macchiaia-via dell’Acquedotto (primo lotto)e poi a Porta Reale-mura piazzale del Fosso (secondo), illustrati dall’architetto Maurizio Gianassi e finanziati dai fondi del progetto. “Rocche e fortificazioni della Valle del Serchio”. —
Francesco Cosimini
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