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Lucca

Giulia e una vita per la scultura «Facevo il classico, poi la svolta»

flavia piccinni
Giulia e una vita per la scultura «Facevo il classico, poi la svolta»

Santarini ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Carrara e ha già partecipato a numerose mostre 

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VITE LUCCHESI

flavia piccinni

«Si può dire che la mia formazione artistica sia iniziata nel momento in cui, presa coscienza delle mie aspirazioni, ho deciso di abbandonare il liceo classico al terzo anno per iscrivermi al primo anno di liceo artistico con il chiaro obiettivo di frequentare l'Accademia di Belle Arti. Questa scelta ha completamente rivoluzionato il mio percorso di studi, ho sacrificato tre anni scolastici per iniziare da capo un nuovo percorso che mi ha permesso di accedere all'Accademia con delle basi».

Parla così, con una limpidità di pensiero e di voce, Giulia Santarini, lucchese poco più che trentenne, artista della scultura. «Ricordo molto bene – continua - il momento in cui ho capito che la scultura sarebbe stata la mia forma espressiva. La molla è scattata in me guardando un'intervista allo scultore Henry Moore, che, parlando delle cave di Carrara, mostrava quanto fosse facile incidere il marmo statuario, scalfendo dei piccoli sassi con un coltellino. Questo suo gesto ha acceso in me la curiosità e mi ha portato a voler sperimentare questo materiale».

Si tratta di un passaggio che diventa una scommessa per il futuro. «Iniziai – prosegue Santarini - così a scolpire con il temperino piccole facce, raccogliendo ghiaino di marmo praticamente ovunque. Avevo 16 anni quando ho scolpito il primo "sassino" e non ho mai smesso di farlo. È stato questo approccio alla pietra che mi ha condotto a Carrara, dove mi sono iscritta al corso di scultura. Qui, oltre allo scolpire la pietra, mi sono appassionata alla lavorazione dei metalli, realizzando sculture in bronzo e avvicinandomi, da autodidatta, alla microfusione ed alla produzione di gioielli artistici, argomento della mia tesi di laurea. Da studente ed anche dopo aver conseguito il diploma accademico ho collaborato con gruppi artistici di studenti con cui condividevo un laboratorio di scultura. Queste collaborazioni mi hanno portato ad organizzare e a partecipare ad alcune collettive nella città di Carrara dove sono rimasta per alcuni anni anche dopo la tesi di laurea».

Eppure poi è tornata a Lucca…

«Dopo il mio ritorno a Lucca ho partecipato ad alcuni eventi organizzati da associazioni artistiche, quali Venti d'arte a Barga e Fornaci di Barga o Dialogaarte a Milano. In seguito alla partecipazione al concorso Memorie di Ferro, dove ho vinto il premio speciale, ho avuto la possibilità di far parte di una collettiva allo Sheraton di Malpensa ed in seguito, di partecipare al concorso Baldi ed, in quanto finalista, veder esposta la mia opera alla Fiera del Mobile di Milano. Più recente è la partecipazione al concorso Porcari in Contemporanea. Nel frattempo facevo lavori molto diversi fra di loro. Per non abbandonare il mio obiettivo e il mio lavoro di scultrice, continuando a crederci tenacemente, ho fatto i lavori più disparati scegliendo sempre impieghi part time che mi permettessero di avere il tempo da dedicare alla scultura senza sacrificare il mio lavoro in laboratorio. Questo mi ha costretta a grandi sacrifici con la speranza e la convinzione che prima o dopo ogni sacrificio, in qualche modo, venga ripagato. Facciamo un passo indietro. Come nascono i tuoi lavori? Le mie opere nascono dall'osservazione della natura e da ciò che suggerisce. Come nei miei banchi di sardine o nel più recente "pallone" di acciughe, una moltitudine di piccoli elementi creano un unico grande soggetto, rappresentando così la solidarietà, l'organizzazione tra gli individui, l'unione che fa la forza, tutti valori a cui l'uomo dovrebbe ispirarsi. Dall'osservazione nasce un'intuizione e la grande voglia di rappresentarla. Ho sempre lavorato con materiali raccolti in natura, come sassi, tronchi di ulivo e con materiali di riciclo, ferrivecchi, ingranaggi e lastre tipografiche, come nel caso dei miei pesci».

A cosa sta lavorando adesso?

«Al momento sto lavorando ad un progetto di sculture in movimento che si muovono per mezzo degli elementi. La produzione di opere in movimento è nata in occasione della partecipazione al concorso Memorie di Ferro. Negli ultimi mesi ha vinto due premi importanti: il Premio Arte e il Premio Biffi. Questo mi riempie di orgoglio. È il coronamento di un percorso complicato, ma di grandi soddisfazioni, perseguito in totale autonomia. Questo mi gratifica e mi spinge sempre di più a credere in quello che sto facendo».

Dove si possono vedere le sue opere a Lucca?

«Attualmente le mie opere si trovano nel mio laboratorio privato nella campagna lucchese e alla Galleria Olio su Tavola, che ringrazio per avermi dato la possibilità di mostrare il mio lavoro nella mia città esponendo tre delle mie sculture».

Che rapporto ha con la città?

«Penso che la città di Lucca abbia iniziato a muovere passi decisi verso le varie forme d'arte già da qualche tempo, con manifestazioni importanti, quali Cartasia, Lucca Photolux e i vari concerti che spaziano dalla lirica alla musica di ogni genere, per non parlare di Lucca Comics and Games, dando spazio e visibilità alle varie forme d'arte. Avendo però studiato, lavorato e partecipato a concorsi che mi hanno portato al di fuori dell'ambito lucchese non mi sento in grado di dare un'opinione entrando in merito a quale sia il rapporto tra la città di Lucca ed i suoi artisti. Eppure lei ha un rapporto importante con la città. Di Lucca adoro le sue bellezze. È una città con un grande potenziale da molti punti di vista. È la città dove sono nata, a cui sono legata e dove vive la mia famiglia».

E cosa non sopporta di Lucca? Ci sarà pure qualcosa…

«Assolutamente l'umidità». —



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