Il Tirreno

Lucca

LA SENTENZA 

Condannato per bancarotta il fondatore della ditta Eurosak

Luca Tronchetti
Condannato per bancarotta il fondatore della ditta Eurosak

Tre anni e mezzo di reclusione per l’amministratore Franco Benito Colombini in relazione al crac milionario del 2012 dell’ex azienda leader degli imballaggi

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PORCARI. Dal 25 gennaio 2012 al 28 novembre 2019. Sono passati quasi 8 anni dalla declaratoria fallimentare di una delle aziende leader in Italia del settore degli imballaggi industriali: la Eurosak di Porcari. Due dolorose vicende - quella fallimentare e quella penale - soprattutto in relazione alle implicazioni occupazionali, che hanno seguito iter processuali differenti. Quella legata al contestato fallimento del tribunale di Lucca si è conclusa il 19 luglio 2018 con il rigetto definitivo del ricorso Eurosak nei confronti di Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) della prima sezione civile della Corte di Cassazione. Quella penale - che vedeva unico imputato il fondatore e amministratore delegato di Eurosak - si è conclusa ieri mattina di fronte ad un nuovo collegio del tribunale (presidente Nidia Genovese, a latere Alessandro Dal Torrione e Lucrezia Fantechi).

Franco Benito Colombini, 77 anni, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione con l’accusa di bancarotta patrimoniale e per distrazione con l’aggravante del rilevante danno patrimoniale. Si è sempre proclamato estraneo e innocente. Ricorrerà in Appello.

Secondo l’accusa - retta dal sostituto procuratore Piero Capizzoto - il fondatore e amministratore dell’Eurosak dal 2007 al 2011 vennero usate poste di bilancio per far risaltare un attivo che in realtà non esisteva anziché ricapitalizzare un’azienda che si trovava già in forte difficoltà economica. Il debito complessivo della grande aziende di imballaggi industriali venne valutato in 66 milioni e con il tempo la ditta è stata venduta pezzo per pezzo. Dai macchinari la curatela avrebbe recuperato poco più di un milione mentre la Cartoindustria Eurocarta, azienda cartaria del converting con sede a Porcari di proprietà della famiglia Agati, si aggiudicò nel 2016 l'area industriale.

LA STORIA

Una vicenda senza fine. Trascinata per anni tra ricorsi e contro ricorsi in sede civile e rinvii in sede penale legati al cambiamento dei giudici del collegio degli avvocati dell’imputato. Di fatto il rinvio a giudizio per bancarotta è datato 26 gennaio 2015, tre anni dopo la dichiarazione di fallimento. Il magistrato si era mosso in base alla relazione del curatore fallimentare Paola Del Prete chiedendo approfondimenti specifici alla Guardia di Finanza. Per l’accusa Franco Colombini mise in atto manovre contabili per dimostrare un attivo inesistente. In particolar modo la procura prese in esame il presunto credito superiore ai 2 milioni con il Conai che si oppose all’omologa del concordato dimostrando di essere concessionario di un servizio pubblico per la raccolta differenziata dei rifiuti d’imballaggio ricevendo una sorta di tributo indiretto per lo smaltimento delle aziende private del settore. Un contributo ambientale che per la procura Eurosak non pagava da anni e che riscuoteva dai clienti utilizzandolo, anzichè per pagare Conai, come fonte di finanziamento. In buona sostanza quei 2 milioni e passa avrebbe dovuto versarli al Consorzio Nazionale Imballaggi oppure non avrebbe dovuto riscuoterli.

ALTRE POSTE SOSPETTE

C’erano altre poste sospette per la procura. Come un presunto credito di 3 milioni nei confronti di una società francese contabilizzato da Eurosak che per l’accusa era soltanto una lettera d’intento d’acquisto di partecipazione e l’operazione non andò a buon fine. E la procura contestava all’ex amministratore anche la distrazione di merci per un valore di svariate migliaia di euro.

I RIMPALLI

A ritardare il procedimento penale è stata la battaglia a colpi di ricorso in sede civile. E il tribunale penale ha dovuto attendere l’impugnazione della sentenza di Cassazione da parte di Eurosak per iniziare il processo. Cos’era accaduto? Nel marzo 2011 l’azienda propose un concordato preventivo che prevedeva 4 classi di creditori chirografari. La proposta fu approvata dalla maggioranza dei creditori, ma non da Conai che si oppose all’omologazione del tribunale asserendo che la natura dei propri crediti era di carattere privilegiato e non chirografario. Il tribunale fallimentare di Lucca rifiutò l’omologa e dichiarò il fallimento. Ma la Corte d’Appello di Firenze nel maggio 2012 accolse il reclamo Eurosak: omologò il concordato e revocò il fallimento. Ricorso in Cassazione di Conai nel 2013 e accoglimento della Suprema Corte che riconobbe di nuovo il privilegio Iva negato dalla sentenza della Corte d’Appello. Il fascicolo venne inviato ad un’altra sezione della Corte d’Appello che con sentenza del luglio 2014 rigettò il reclamo Eurosak avverso alla sentenza del tribunale di Lucca. Avverso a questa sentenza altro ricorso Eurosak ritenuto per i giudici della Cassazione infondato e inammissibile. Un rigetto che mise fine ad un’azienda che dava lavoro a 78 operai in prevalenza di Porcari. —
 

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