Il Tirreno

Lucca

omicidio di torre del lago 

Delitto di Chiara, non coincide la data del delitto fornita dall’assassino

Delitto di Chiara, non coincide la data del delitto fornita dall’assassino

Lui sostiene di aver portato il cadavere della compagna nella roulotte sulla via Aurelia nella giornata del 27 luglio. Un testimone lo sconfessa

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LUCCA. Dovrà essere reiterata entro 20 giorni l’ordinanza di custodia cautelare temporanea emessa dal gip di Paola, Rosa Maria Mesiti, che ha convalidato l’arresto legato al pericolo di fuga nei confronti di Graziano Zangari, 46 anni, per decenni residente a Saltocchio, accusato dell’omicidio volontario con l’aggravante del rapporto sentimentale-affettivo di Chiara Corrado, 40 anni, di San Giuliano Terme. Si tratta di un provvedimento strettamente tecnico, ma fondamentale per gli sviluppi processuali. In sostanza gli atti dovranno essere trasmessi al pm Aldo Ingangi che dovrà chiedere la misura al gip del tribunale di Lucca per il femminicidio della giovane donna. I suoi poveri resti verranno sottoposti ad esame necroscopico nella giornata di domani. Il pm ha incaricato il medico legale Stefano Pierotti che sarà l’unico anatomopatologo presente perchè sia la parte offesa (la famiglia della vittima) sia l’imputato attraverso i suoi legali (avvocati Francesco Sapone del foro di Paola e Valerio Vianello del foro di Roma) non nomineranno alcun consulente di parte. I due legali invece stanno valutando l’eventualità - una volta che Zangari verrà trasferito al carcere di San Giorgio - di incaricare uno psichiatra di fiducia per sottoporre l’autore del crimine ad un esame in grado di verificare la sua piena capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio in relazione alla dipendenza dalla cocaina.
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LE DATE

Non coincide la data fornita dall’imputato - la notte tra il 26 e il 27 luglio - e quella riferita dal proprietario della roulotte (10 agosto). Zangari sostiene nella confessione al pm che ha ucciso la sua compagna dopo un furibondo litigio - lei se ne era andata e poi era rientrata nel box spogliatoio con un pusher marocchino che, stando al racconto dell’omicida, lo aveva colpito su un braccio e poi se n’era andato minacciandolo - nella notte del 26 luglio e il giorno successivo, dopo aver ripulito il container dal sangue così come l’arma del delitto, aveva trasportato il corpo nel caravan di cui aveva la disponibilità. Ed era tornato lì sono in una circostanza qualche giorno dopo per «spruzzare all’interno del profumo di lei». Diversa invece la ricostruzione del proprietario che portava gli animali al pascolo nella zona recintata e dove era presente la roulotte. Lui sostiene che il 10 agosto avrebbe ricevuto la telefonata del muratore che gli chiedeva di tenere aperto il cancello del recinto perché sarebbe venuto con un furgone a scaricare degli effetti personali. E in quella circostanza avrebbe apposto il lucchetto alla roulotte. Tre giorni dopo poi Zangari si sarebbe tornato in Calabria per le ferie. Se così fosse il corpo della vittima sarebbe rimasto nel box-spogliatoio per due settimane. Ipotesi francamente poco verosimile perché quel luogo era frequentato anche da altri muratori ed operai del cantiere.

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