Il Tirreno

Lucca

La quercia delle streghe e del burattino Pinocchio cavalca fiera nei secoli

Paola Taddeucci
La quercia delle streghe e del burattino Pinocchio cavalca fiera nei secoli

La foto dell’albero di Gragnano, incoronato come il più bello della Toscana  domani in regalo con Il Tirreno: un altro pezzo esclusivo della collezione

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C'è un albero in mezzo al bosco, sulle colline che guardano Lucca da una parte e Pescia dall'altra, sotto al quale è possibile tornare bambini e credere nelle fiabe, perfino nelle streghe. Alto ventiquattro metri, per abbracciare il suo tronco bisogna essere almeno in sei, per immaginarlo piccolo bisogna fare un salto indietro di seicento anni.

È la grande quercia di Gragnano, uno degli alberi monumentali d'Italia e protagonista della foto di Roberto Paglianti in regalo giovedì 21 novembre con Il Tirreno. Quello delle streghe è uno dei due mondi fantastici in cui la pianta ci porta grazie a una leggenda popolare che l'ha collocata in questa magica sfera per la sua straordinaria forma: relativamente poco sviluppata in alto e gigantesca in larghezza, con i rami che si allargano fin quasi per quaranta metri. Su questi bracci nodosi e tormentati, secondo la suggestione del popolo, si davano appuntamento le streghe per discutere di magie e sortilegi e dar vita ai loro sabba. Il viavai continuo avrebbe impedito all'albero di svilupparsi completamente in altezza, dandogli la caratteristica forma schiacciata, con alcuni rami praticamente orizzontali e allargati a dismisura verso l'esterno. Talmente ampi da aver fatto raggiungere alla quercia capannorese il primato della chioma più grande d'Italia e il secondo posto, per dimensioni complessivi, tra gli alberi della Toscana.

Dalla leggenda alla fiaba il passo è breve. E porta al burattino più celebre del mondo – Pinocchio –, ma soprattutto al suo autore, Carlo Collodi, di casa dalle parti della quercia. Collodi, infatti, è il cognome d'arte scelto dal fiorentino Carlo Lorenzini in onore del paese natale della madre – Collodi, appunto, nella Valdinievole che allora era in territorio lucchese -, dove ogni anno trascorreva le vacanze estive. La pianta sarebbe la quercia grande dove Pinocchio venne impiccato dal Gatto e la Volpe, travestiti da assassini per derubargli le monete d'oro. Salvato dalla Fata Turchina che ordinò a un falco di spezzare la corda con cui era stato legato all'albero, nei pressi della quercia Pinocchio incontrò di nuovo i due, i quali lo convinsero a sotterrare i denari nel campo dei miracoli della città di Acchiappacitrulli dove, a loro dire, sarebbe cresciuta una pianta carica di zecchini d'oro.

Sempre riguardo alla celebre storia di Lorenzini si pensa che, nella mente dell'autore, il Paese dei Balocchi fosse una rappresentazione del Settembre Lucchese, mese in cui la città capoluogo si anima da sempre con fiere, giostre e numerose iniziative: e la quercia si trova lungo il percorso da Collodi a Lucca.

Al di là della fantasia, la storia ha dimostrato la straordinaria energia della pianta, che è stata capace di resistere a razzie umane, malattie, vandalismi. E calamità naturali, come il fulmine che negli anni Sessanta le provocò seri danni. Ma in precedenza, durante la seconda guerra mondiale, l'aveva vista ancora più brutta e per un pelo scampò alle grinfie dei nazisti, che la volevano tagliare per farne ciocchi da bruciare. Chissà che in tutti questi momenti difficili le streghe, sotto sotto, non c'abbiano messo lo zampino. In questi ultimi dieci anni, poi, per il “quercione” - altro suo nome diffuso – è stata un'escalation di successi: dall'inserimento tra gli alberi monumentali d'Italia ai primati in vari concorsi specifici, anche sul web, che più volte lo hanno incoronato albero più bello della Toscana. —

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