«Vogliono riaprire le cave oggi chiuse della Focolaccia»
MINUCCIANO. Ci sarebbe una “manovra” dell’amministrazione massese per consentire il rilascio di nuove autorizzazioni all’escavazione del marmo. Una manovra che sfrutterebbe come grimaldello la revisione del Piano di classificazione acustica del Comune, in vigore dal 2009 e che interesserà la zona della Focolaccia, al confine con il territorio di Minucciano.
A denunciare la cosa è Articolo Uno, il cui coordinatore massese Nicola del Nero . rivela una cosa abbastanza curiosa: la proposta dell’amministrazione Persiani di classificare l’area montana della Focolaccia, dove si trova il rifugio-bivacco Arone – uno sperduto luogo dove regna il silenzio – come zona VI. Cioè come una zona in cui è consentito i massimo delle emissioni sonore, tipo quelle prodotte da un’attività industriale.
Ebbene, scrive Articolo Uno: «La proposta di variante al Piano di classificazione acustica predisposta dal dirigente del settore Ambiente e a firma della assessora Veronica Ravagli, che dimostra una volta di più di non conoscere il nostro territorio e la sua storia, ma sopratutto di non avere a cuore la salute e il benessere dei cittadini massesi, propone di classificare l’area in cui insiste il rifugio Aronte in zona VI, leggasi più chiaramente zona industriale». Ma: può un rifugio, essere classificato in zona VI? No, ai sensi di legge nazionale e disposizioni regionali vedi Parco delle Alpi Apuane. Perché allora questa proposta di modifica di classificazione? »
La risposta la suggerisce lo stesso Articolo Uno: «Perché, chiaramente, se l’area diventerà industriale, sarà possibile procedere al rilascio di nuove autorizzazioni per l’apertura di cave in alta quota, al passo della Focolaccia». Una prospettiva che il movimento intende contrastare: «La devastazione operata in passato al passo della Focolaccia per la coltivazione delle cave è sotto gli occhi di tutti, non è necessario essere esperiti Cai per saperlo e vederlo. Le cave sono state chiuse e non dovranno essere riaperte. I risultati delle analisi Arpat di questi giorni sull’inquinamento delle acque a causa della marmettola, disegna una disastrosa situazione ambientale delle acque, che impone immediate risposte di risanamento e controllo, non certamente di nuove concessioni di coltivazione in alta quota, mascherate in vario modo, e a beneficio di pochi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google