Il presidio
L’oro giallo delle colline: con gli olivi oltre mille anni di ricchezza e salute
Nella foto in regalo domani Roberto Paglianti ritrae le piante circondate dai colori del tramonto. Oggi l’extravergine di Lucca ha la certificazione Dop
Ha quasi seimila anni, portati splendidamente. Le sue origini partono da terre lontane, in Medio Oriente, da dove si diffuse in Grecia e da lì in Italia. Nella sua monumentale “Storia naturale” Plinio il vecchio, il grande scrittore e scienziato latino che morì studiando l'eruzione di Pompei, narra che dalla Grecia fu importato ai tempi di Tarquinio Prisco, quinto re di Roma dal 616 al 578 avanti Cristo. E i romani non ebbero dubbi nell'imitare i cugini mediterranei che, su di esso, avevano costruito parte della prosperità commerciale. L'olivo è oro, fin dai tempi più antichi.
E la foto scattata da Roberto Paglianti – in regalo venerdì 15 novembre con Il Tirreno per “Il respiro della Lucchesia” - sembra trasmettere proprio questo, grazie ai colori dorati e spettacolari del tramonto in cui sono avvolte, quasi in un abbraccio, alcune piante delle colline lucchesi.
La provincia di Lucca è una delle zone toscane che capì più delle altre di avere sotto mano una risorsa preziosissima. Già verso la fine del 700 la produzione olivicola era redditizia tanto che il proprietario di un buon oliveto coltivato in un fondo locato e utilizzato anche per altre colture, come compenso voleva le sole olive prodotte, lasciando all'affittuario tutto il resto del raccolto. Giocavano a favore, sicuramente, le peculiarità pedoclimatiche - il complesso delle condizioni fisiche del terreno dipendenti dalla temperatura e dall'umidità – che hanno reso particolarmente vocato il territorio a questo tipo di coltura. Basti pensare alla tipica e costante piovosità, che ha permesso da sempre la buona crescita delle piante in una collocazione geografica, peraltro, unica nel suo genere in Toscana: cioè su terreni poveri e su declivi spesso terrazzati non facili da irrigare con impianti.
Ma per l'oro verde della Lucchesia il salto di qualità avvenne alla fine del Medioevo dopo un lungo periodo in cui l'olivo continuò ad essere coltivato, ma non diffusamente. La caduta dell'Impero romano e l'immissione di popolazioni dal nord e dall'est avevano infatti contribuito a ridare importanza in Italia all’uso alimentare di grassi animali, per cui si preferivano l'allevamento di maiali e le colture di cereali e viti. Tuttavia le colline lucchesi si distinsero, risultando le zone con le più numerose segnalazioni di olivi nei contratti agrari dell’alto Medioevo. Così, al momento della ripresa delle coltivazioni, la provincia di Lucca si trovò preparata e nella prima metà del XV secolo aveva una delle maggiori diffusioni in Toscana. Inoltre soltanto Lucca, fra le città della regione, era in grado di esportare olio. Allo scopo si dotò di statuti con norme precise di comportamento che influenzarono la qualità e identificarono le varietà più comunemente coltivate. E si dette anche regole precise di mercato, vietando la vendita senza licenza e sottrazioni dolose per alzare i prezzi. Nel corso dei secoli l'olio venne classificato come “uno dei beni necessari alla vita dell’uomo” e in un trattato del 1800 secolo si parla della “grandissima fama all'estero degli olii di Lucca, i più celebrati in Toscana per la loro finezza”. E l'extravergine di Lucca diventò il prodotto d'eccellenza del territorio, riconosciuto con la Dop (Denominazione di origine protetta) nel 2004. Di colore giallo con toni di verde più o meno intensi, ha un sapore dolce con sensazione di piccante e amaro legato all'intensità del fruttato. Viene coltivato in venti comuni della provincia. —
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