Il Tirreno

Lucca

L’INCHIESTA 

Nei guai gli acquirenti della Lucchese, Ferrando finisce agli arresti domiciliari

Luca Tronchetti
Da sinistra, Aldo Castelli, Josef Ferrando e Enrico Ceniccola
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Da sinistra, Aldo Castelli, Josef Ferrando e Enrico Ceniccola

Per una truffa carosello indagati anche il commercialista ed ex guardalinee Ceniccola e l’ex presidente rossonero Castelli

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LUCCA. Il fantomatico Josef Ferrando, 39 anni, l’imprenditore lucchese residente a Borgo a Buggiano, salito alla ribalta delle cronache lo scorso giugno come possibile acquirente della fallenda As Lucchese Libertas 1905 finisce agli arresti domiciliari per una maxi frode fiscale con truffe «carosello» e fatture per operazioni inesistenti dal 2013 ai giorni nostri per un importo stimato dalla Guardia di Finanza in circa 100 milioni di euro. Per l’accusa era uno degli elementi di punta dell’organizzazione che aveva l’aggravante della transnazionalità (Italia, Slovenia e Repubblica Ceca).

E tra gli oltre 35 indagati ci sono altre due vecchie conoscenze della Lucchese calcio: il consulente fiscale, commercialista-ex guardalinee di serie A Enrico Ceniccola, 57 anni, romano, giunto nella sede della Lucchese a fine dicembre 2018 e che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di consulente di mercato, se non fosse stato contestato dalla tifoseria e cacciato in malo modo e il presidente che aveva acquistato alla modica cifra di «un euro» il club rossonero da Città Digitali del patron Arnaldo Moriconi: Aldo Castelli, 61 anni, piccolo imprenditore romano, dalla vaga somiglianza al giornalista Gianni Minà o all’attore Enrico Beruschi e che nell’inchiesta delle fiamme gialle risulta amministratore e socio della Spectrum Design srl. Ceniccola, stando all’accusa, era per dirla alla Totò, «il fiscalone» : il consulente del sodalizio curava la contabilità delle società romane, compilava i bilanci e le dichiarazioni Iva, cerca va rapporti con le banche per ottenere finanziamenti e liquidità e reclutava prestanome per le aziende fantasma.

Castelli invece collaborava con i promotori del sodalizio criminoso in veste di semplice prestanome remunerato in commisurazione del rischio che si assumeva. Il terzetto Ferrando-Ceniccola-Castelli esce prepotentemente allo scoperto il 12 giugno, tre giorni dopo la conquista della salvezza sul campo della Lucchese. C’è da iscrivere la squadra entro il 24 giugno alla serie C e i debiti sono ingenti, forse superiori ai 2 milioni. Ma ecco che spunta fuori Josef Ferrando pronto ad accollarsi le quote della Lucchese e a coprire i debiti. Il Tirreno è molto molto scettico, anzi non crede affatto alla bontà dell’operazione. Ma le credenziali le fornisce proprio Ceniccola - guardialinee coinvolto e poi assolto in Calciopoli e molto vicino al potente dg della Juventus, Luciano Moggi - in una delle interviste rilasciate al nostro quotidiano: «Siamo fiduciosi, conosco la solidità dell’imprenditore».

Sarà un caso, ma le società dell’imprenditore di materie plastiche Josef Ferrando sono la «Dena Plastic srl », che ha sede in via Arborea a Roma nello studio di Ceniccola, l’Aurora Boreale srl e la «Kemy Plast srl» con sede al numero 31 di via Roma a Bollate (Milano). I cronisti de Il Tirreno solitamente malfidati fanno una doppia verifica: Google maps e abitanti di quella strada. Emerge subito una duplice incongruenza: a quel numero civico c’è un negozio di coiffeur »Lory Style» e lì accanto c’è una tabaccheria. Non solo gli utenti di via Roma non conoscono la società di materie plastiche. Riportiamo la notizia e il giorno dopo il legale dell’operazione e di Ferrando ci telefona minacciando querele e sostenendo che google maps «non è da prendere in considerazione». Morale? Il 24 giugno nessuno versa un euro. Ferrando scompare com’era apparso e la Lucchese non s’iscrive in C. E il primo luglio arriva il terzo fallimento in 11 anni di storia del club.

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