Il Tirreno

Lucca

LA DENUNCIA DELLA FAMIGLIA FANINI 

«Vogliamo conoscere la verità sulla morte di Michele»

Luca Tronchetti
«Vogliamo conoscere la verità sulla morte di Michele»

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«Non ho più lacrime da versare: non dormo da 4 giorni e mi sforzo di restare sereno di fronte a mio figlio. Ma la morte di mio padre Michele, dopo tutte le assicurazioni fornite dai medici e per quanto è avvenuto da giovedì 31 ottobre alla mattina del 4 novembre, ha molte zone d’ombra che necessitano di chiarimenti. Per questo ci affidiamo alla magistratura».

A parlare è Manuel Fanini, figlio dell’imprenditore ed ex ciclista morto improvvisamente in ospedale a 74 anni. Manuel, assieme ai familiari e ai tre fratelli della vittima (Ivano, Brunello e Pietro) nella tarda mattinata di venerdì ha fatto depositare dai suo legali alla cancelleria della procura un esposto-denuncia nel quale si ripercorrono le tappe della vicenda: dall’arrivo alle 9 del 31 ottobre al pronto soccorso, al ricovero alle 18 nel reparto chirurgia sino al momento dell’inatteso decesso avvenuto alle 7 del mattino del 4 novembre, circa mezz’ora dopo un prelievo di sangue durante il quale il paziente aveva chiesto addirittura se poteva fare colazione.

L’INDAGINE

Gli avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi - il primo legale dei fratelli Fanini e il secondo dei familiari del de cuius, tutte parti offese nel procedimento - chiedono alla magistratura di verificare se vi sia stata negligenza da parte dei medici ospedalieri. Tradotto: se non sia stato fatto tutto il possibile per salvare la vita della persona. Logico quindi che, come accade in questi casi, venga richiesto il sequestro urgente della cartella clinica del paziente deceduto e quello degli atti finora svolti in ambito autoptico. Infatti, dopo il decesso di Michele Fanini, la direzione sanitaria ha disposto l’esame necroscopico a cui ha assistito, come consulente di parte offesa, il medico legale Gilberto Martinelli. «Si è trattato di un evento improvviso e doloroso. – sostiene l'avvocato Fiorenzo Alessi – La famiglia e i fratelli vogliono capire se c'è stata una colpa medica o se siamo di fronte ad un maledetto destino».

IL DOLORE DEL FIGLIO

«Da qualche giorno mio padre aveva la febbre a 38: dolori addominali e problemi di minzione. Giovedì mattina è stato trasferito al pronto soccorso. Gli hanno messo il catetere, ma poi per ore l’hanno abbandonato su una lettiga. Lui non riusciva a liberarsi e aveva dolore. Solo dopo una serie di insistenze un infermiere è arrivato per sistemargli il catetere e si è accorto che aveva chiuso il tappo e la vescica rischiava di esplodere. Alle 18 lo hanno trasferito in reparto per una serie di esami. Dall’ecografia si sono accorti che aveva 2 aneurismi all’inguine destro e sinistro. Doveva essere operato. Inizialmente ci hanno detto con urgenza, poi ci hanno tranquillizzato dicendomi che martedì mio padre sarebbe tornato a casa. Ma la febbre nei giorni del weekend di Ognissanti non scendeva e con essa i dolori. Antibiotici, risonanza magnetica, altri farmaci per la funzionalità renale. Lunedì mattina è programmato l’intervento chirurgico. Invece alle 7,15 mi chiamano dall’ospedale e dalle infermiere scopro che mio padre è morto poco prima. Non cerco vendetta: chiedo solo che, se qualcuno ha sbagliato, ne risponda». —

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