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All’Italvetro 35 esuberi I sindacati: «Serve un piano di investimenti e rilancio»

L.S.
All’Italvetro 35 esuberi I sindacati: «Serve un piano di investimenti e rilancio»

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BORGO A MOZZANO. L’immediato preoccupa, ma quello che spaventa di più è il dopo. Il caso della Schott Italvetro, azienda specializzata nella produzione di particolari vetri termici è al centro di un confronto tra azienda e sindacati, oltre che al centro di un dibattito del mondo politico (con un consiglio comunale sul tema in programma il 14 a Borgo a Mozzano).

Martedì le parti si troveranno di fronte per discutere dell’avvio, da parte dell’azienda, della procedura di mobilità per 35 dei 160 dipendenti dell’azienda di via del Brennero. Una richiesta di mobilità su base volontaria, fra l’altro, a detta dei sindacati di difficile attuazione, anche ricorrendo a eventuali prepensionamenti, visto che non ci sono i numeri. Ma questo atto crea allarme n non solo per se stesso, ma anche per ciò che rappresenta in prospettiva: «Siamo preoccupati dal tipo di attenzione che il gruppo Schott ha verso lo stabilimento di Lucca – è il commento di Franco Galeotti della Cgil (sindacato che sulla questione condivide la linea con la Cisl) – non si cerca il rilancio attraverso investimenti, ma attraverso una riduzione del personale. È questo il segnale che viene lanciato». Un brutto segnale, perché, secondo i lavoratori e i loro rappresentanti, affrontare il problema in questo modo assomiglia tanto a una battaglia di retroguardia, su posizioni “difensive” che permettono forse di affrontare i problemi dell’oggi, per poi ritrovarsi magari domani a dover far fronte ad altre difficoltà.

«Dopo che l’azienda aveva dichiarato 40 esuberi – riprende Galeotti – si era arrivati a un accordo per un contratto di solidarietà al 25%. E adesso, dopo mesi di quel contratto, la casa madre indica quale soluzione dei problemi la riduzione di 35 posti di lavoro. Cercheremo di capire meglio durante il confronto con l’azienda che, in quella sede, ci dovrà anche fornire i risultati del ricorso ai contratti di solidarietà, per capire qual è la situazione». Insomma, si torna sempre lì: se dopo il ricorso ai contratti di solidarietà la soluzione proposta resta sostanzialmente la stessa, ossia ridurre il numero di lavoratori, c’è qualcosa da rivedere. Certo, si è passati da 40 a 35 esuberi, ma dietro quella parola apparentemente neutra (“esuberi”) stanno comunque 35 famiglie. E il timore dei sindacati è che questo passaggio, se non accompagnato da politiche industriali adeguate, possa in un futuro più o meno lontano essere seguito da scelte analoghe.

«L’azienda – spiega il sindacalista – sostiene che il mercato per il prodotto dello stabilimento di Lucca c’è, quando però sugli elettrodomestici che vediamo a giro ci sono altri tipi di vetri. E poi non si tiene conto che per questo tipo di produzioni c’è la spada di Damocle della Turchia, dove si concentra gran parte della produzione di questi prodotti. Se sono due anni che il bilancio si chiude in negativo perché l’azienda dice che il mercato c’è? Forse per giustificare l’assenza di investimenti?». —

L.S.

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