Il presidio
Picchia e minaccia l’ex moglie che lavora e mantiene la famiglia
Disoccupato e con problemi legati alla tossicodipendenza maltrattava e offendeva la compagna rumena di fronte al figlio minorenne
LUCCA. Adesso sta cercando di uscire dal vortice della droga e di trovare un suo equilibrio per poter gestire con la giusta maturità il rapporto con l’ormai ex moglie, i suoi familiari e il suo bambino che adesso vive con la mamma. Ma il 20 dicembre sarà chiamato a comparire di fronte al tribunale con l’accusa di maltrattamenti in famiglia accompagnati da minacce e lesioni. Reati commessi sino al maggio scorso quando, dopo una serie di violazioni ai divieti di avvicinamento e alle altre sanzioni previste dal giudice, il sostituto procuratore Lucia Rugani aveva chiesto e ottenuto dal gup nei suoi confronti la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Nei guai è finito un lucchese di 38 anni, nullafacente e con problemi di tossicodipendenza. Per anni ha maltrattato, villipeso, umiliato e picchiato - in qualche circostanza anche davanti al figlio minorenne - la compagna rumena di 36 anni.
I FATTI
Una vita difficile quella della ragazza rumena. Costretta ad occuparsi del figlio piccolo e di un coniuge senza occupazione e finito nella spirale della droga. Da anni il tetto coniugale era diventato un inferno. Era la giovane donna a portare avanti la famiglia. L’unica con un lavoro, l’unica ad occuparsi del ragazzino. Frequenti i litigi, le scenate di gelosia, gli insulti e le aggressioni. A volte consumate anche fuori casa mentre lei accompagnava a scuole il bambino. Un clima che mese dopo mese si faceva sempre più insopportabile. L’uomo, diventato tossicodipendente, aveva bisogno continuamente di soldi per acquistare la dose. E quando non li otteneva diventava aggressivo nei confronti della compagna. Le denunce alle forze dell’ordine e gli accessi al pronto soccorso del San Luca per le botte ricevute si susseguivano tanto da arrivare a segnalazioni mirate all’autorità giudiziaria e ai servizi sociali.
STRUTTURA PROTETTA
Madre e figlio più di un anno fa furono ospitati in una strutura protetta proprio per sfuggire a quell’uomo diventato sempre più aggressivo e totalmente ingestibile. Specie dopo la richiesta della donna di separazione consensuale. Ma nonostante i divieti di avvicinamento il trentottenne non voleva saperne di staccarsi dai lei seguendola e minacciandola. Da lì la richiesta del pm di arresti domiciliari per maltrattamenti in famiglia. Arresto non convalidato per la trascorsa flagranza, ma pena applicata in attesa del processo. Da quel momento i comportamenti del giovane padre si sono modificati. Ora si tenta il percorso rieducativo. —
L.T.
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