Italia
Lanfri conquista la vetta a 7.246 metri «Adesso sono pronto per l’Everest»
L’atleta paralimpico lucchese, che ha subito amputazioni per la meningite, lancia un appello a finanziare la sua impresa
lucca. Obiettivo raggiunto! Andrea Lanfri pianta la sua bandiera in cima alla Punta Hiunchuli. Quel tricolore che sventola fiero, baciato dal sole a oltre 7000 metri di altezza sulla catena del Daulaghiri è qualcosa di più di un semplice simbolo, è il segno del successo e del riscatto di un ragazzo che non ha mai smesso di crederci, nonostante gli ostacoli incontrati, nonostante la meningite che mise la sua vita a dura prova. L'aver raggiunto la vetta di questa montagna himalayana è un'impresa storica per Andrea, sempre più vicino a toccare il cielo.
«Fidatevi – racconta Andrea dal Nepal – che i 7.246 metri si sentono tutti. Il percorso per arrivare fino in vetta è stato così organizzato: dal campo base siamo saliti di 500 metri per pernottare al campo numero 1 a quota 5.400 metri. La mattina seguente abbiamo raggiunto il campo numero 2 scalando altri 900 metri in verticale e, dopo aver dormito lassù, il terzo giorno siamo andati a piantare la bandiera a 7.246 metri per poi tornare a passare la notte al campo numero 1 prima di rientrare al campo base».
A vederla da fuori, l'ascesa finale sembra quasi uscire da una sceneggiatura hollywoodiana. Nei primi due giorni, infatti, Andrea e Luca Montanari, la guida alpina che ha affiancato Andrea durante tutta questa missione ad alta quota, si sono trovati a dover combattere con neve e brutto tempo. Poi, nella giornata decisiva, anche il meteo ha deciso di arrendersi di fronte alla volontà e alla grinta di Andrea. Il cielo si è aperto e i ragazzi hanno potuto così affrontare l'ultima parte del percorso con un fantastico sole sopra le loro teste.
E adesso, quali sono le prossime tappe dello scatenato ragazzo lucchese? «Adesso alla montagna non voglio pensarci per un po' di tempo, diciamo che per un periodo sono a posto così – racconta scherzando Andrea -. A 7.246 metri ho trovato condizioni climatiche molto impegnative. Nonostante il sole, le temperature erano veramente molto basse». Ora, dopo aver raggiunto questa altezza, Andrea ha la consapevolezza di poter continuare il suo percorso verso #Everest2020 per salire un gradino ancora più alto ed essere il primo uomo con amputazioni sia agli arti superiori sia agli arti inferiori a scalare il tetto del mondo.
Questo, infatti, era il test decisivo per decidere se l'impresa #Everest2020 era fattibile. Le protesi hanno risposto alla perfezione, nonostante le grandi sollecitazioni sia a livello fisico che climatico, dando ad Andrea tutte le certezze di cui aveva bisogno. «Manca solo da mettere a punto l’aspetto economico - aggiunge Lanfri –. La speranza è di riuscire a recuperare entro pochi mesi tutta la cifra necessaria per partire. Avrò bisogno del sostegno dei miei partner e di chiunque voglia contribuire per realizzare questo grande sogno». —
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