Il Tirreno

Lucca

Lettera-appello di un’insegnante «Non voglio perdere i miei ragazzi»

elena baroni

La professoressa Elena Baroni racconta ciò che ha visto sabato scorso «I giovanissimi bevono e fumano senza che nessuno intervenga» 

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l’intervento

elena baroni

Per un genitore di un ragazzo adolescente trascorrere un sabato sera in città può essere un'esperienza davvero preoccupante. Per un’insegnante di scuola media può essere un'esperienza disarmante, perché rischia di veder vanificato in una mezz'ora di passeggio il lavoro di settimane. I più piccoli (fascia 12-15 anni) hanno come punto di ritrovo la zona di Porta san Pietro. È bello vedere gruppi di ragazzi che escono, si incontrano, socializzano, certo. Però, se si sta mezz'ora nei dintorni di Porta san Pietro si vedono gruppi di ragazzini anche molto piccoli che indisturbati prendono d'assalto il distributore automatico delle sigarette (che ci vuole a procurarsi la tessera di un adulto?) senza che nessuno, un passante, un vigile, un poliziotto intervenga. Cosicché quasi tutti girano con una sigaretta in mano. Ragazzine di 13 anni intanto vanno in uno dei molti locali della zona e si procurano delle birre che gli esercenti vendono con tranquillità, scambiandole forse, chissà, per maggiorenni. Forse le famiglie sono disattente, forse alcuni genitori non sanno, e magari li invito a farsi un giro anche loro in questa zona della città. Un’insegnante forse è meglio che se ne stia a casa, per non rischiare di incontrare i propri alunni e provare quel senso di impotenza e frustrazione che ho provato io sabato scorso. La scuola lavora sulla legalità e sulla prevenzione dalle dipendenze, ma questi ragazzi sono poi lasciati soli e liberi di trasgredire e di perseverare nella trasgressione. I fatti smentiscono le parole dell'insegnante, anche il più appassionato. Chi impedisce loro di procurarsi fumo, alcool e chissà, forse anche qualche spinello? (si vocifera che Porta San Pietro sia anche luogo di spaccio). In barba alla legge che dovrebbe proteggere i minori dall'uso di sostanze nocive, ma che non viene né rispettata né fatta rispettare. Questa lettera aperta è un appello al sindaco e alle forze dell'ordine perché intervengano per impedire a questi ragazzi poco più che bambini di cominciare a farsi del male, così, banalmente, perché tutti lo fanno. Voglio vedere i ragazzi in giro, e tra loro mio figlio e i miei alunni, ma in sicurezza. Non vorrei più vedere tredicenni procurarsi indisturbati sigarette e birre. E il mio, voglio precisare, non è bigottismo, perché lo so, cercare la trasgressione a quell'età è più che normale ma quello che preoccupa non è la voglia di un adolescente di trasgredire, ma il fatto che possa farlo alla luce del sole (o al chiaro di luna) senza bisogno di nascondersi o senza necessità di pentirsi perché è ormai una trasgressione sdoganata, ammessa, tollerata. L'adulto, anche in divisa, deve intervenire, la legge deve farsi sentire, deve supportare genitori e insegnanti nel faticoso lavoro educativo e deve mettere dei paletti, dei limiti oltrepassando i quali si può rischiare una sanzione. L'adolescente, anche trasgredendo, cerca il limite, e se non trova l'adulto pronto a darglielo, può perdersi. Io non voglio perdere i miei ragazzi. —

*Insegnante di scuola media

e volontaria

della Casa del Fanciullo

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