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Italia Viva sulla pista di decollo a Lucca «Adesioni nell’aria da destra e da sinistra»
Baccini e Colucci i deus ex machina del partito di Renzi: «Ora sono tutti diffidenti, ma nel Pd lo smottamento ci sarà»
Il primo è Alberto Baccini, 65 anni, ex sindaco di Porcari, ex Pd ed europeista convinto. Ma soprattutto renziano della prim’ora, uno che non si è mai perso una Leopolda. Il secondo è Francesco Colucci, classe 1943, ex direttore dell’Apt della provincia di Lucca (quando esisteva), ex consigliere regionale: socialista nel Dna (prima tessera nel ’59), transitato per altri lidi (l’ultimo: +Europa, «partito che però poi si è suicidato. Eravamo pochi e si è diviso in due», commenta) ma anche lui, come Baccini, approdato alla nuova spiaggia di Matteo Renzi: quella di Italia Viva, il partito fondato dall’ex premier dopo l’uscita dal Pd.
Baccini e Colucci sono, al momento, le colonne di Italia Viva di Lucca e della Piana. Per martedì 29 ottobre alle 19 al ristorante Da Francesco, davanti alla questura, hanno organizzato il primo appuntamento verso la costituzione di un primo organismo di Italia Viva in zona. Per Baccini è un ritorno alla politica in grande spolvero, dopo la fine dei mandati amministrativi e dopo l’uscita ufficiale dal Pd, ad agosto 2018.
Per Italia Viva «mi hanno cercato delle persone vicine a Renzi - racconta Baccini -. Sono stato un renziano di ferro. Rivendico di avere fatto come nel 2012: fondai io il primo comitato per Renzi in Lucchesia. E sono stato anche il primo amministratore, in Lucchesia, a uscire dal Pd. Mi ritrovo ad essere sempre un precursore. Arriveranno dopo gli altri, ma arriveranno. Ho fatto tutte e dieci le Leopolde: curiosamente, a quella di quest’anno c’erano più persone di sempre, per un partito che oggi a livello nazionale ha una bassa percentuale di adesioni». L’appuntamento del 29 ottobre servirà, continua Baccini, «a gettare le basi per costituire un comitato di Italia Viva per Lucca e la Piana. È tutto più facile oggi, più leggero: l’iscrizione ad esempio si fa su internet. L’organizzazione a livello territoriale è tutta da scoprire: dopo un anno e mezzo mi hanno fatto tornare la passione per la politica. Me ne sono andato dal Pd perché Renzi non c’era più. La sera del 4 dicembre 2016, quella del referendum costituzionale, è finita un’epoca».
Non sarà facile strappare consensi al Pd, secondo Baccini, nell’immediato. «Lucca è un po’ ostica - aggiunge -, la Versilia si muove in autonomia. Ma nel Pd lo smottamento avverrà e qualche sorpresa ci sarà. Tra attuali consiglieri qualcuno rimane in attesa prima di passare a Italia Viva. Accadde lo stesso nel 2012: all’inizio tutti erano diffidenti verso Renzi, poi scattò l’entusiasmo. Lo ricordo benissimo».
Anche secondo Colucci «ci saranno presto sorprese, già a novembre si vedranno movimenti, iscrizioni di personaggi noti, attuali consiglieri comunali, a Italia Viva: abbiamo segnali tangibili, sia da destra che da sinistra. L’importante è portare avanti un partito di centro aperto a sinistra: gli anni migliori per questo Paese sono stati quelli con la guida del centrosinistra».
L’obiettivo prioritario, comunque, sottolineano i due renziani, sono le regionali del 2020: l’idea è che «Italia Viva e Pd dovranno convergere sul candidato presidente, ma Italia Viva farà liste autonome. È inevitabile: siamo stimati al 6% a livello nazionale, ma in Toscana già al 10-11%», dice Baccini. Di alleanze con i pentastellati per la corsa alla Regione, neanche a parlarne, per entrambi.
Candidati ideali? «Eugenio Giani (presidente del consiglio regionale, ndr) sarebbe molto gradito - è dell’avviso Baccini -. Anche Simona Bonafé: si sono visti entrambi alla Leopolda». «Benissimo Giani - conviene Colucci -, che era socialista. Federico Gelli no, troppo comunista; la Bonafè va bene. Anche il movimento di Giorgio Del Ghingaro è interessante. Sarà una battaglia dura per la Toscana». —
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