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«Si coesiste se esiste l’ascolto» Rumiz, messaggio per l’Europa

Barbara Antoni
«Si coesiste se esiste l’ascolto» Rumiz, messaggio per l’Europa

Domattina il giornalista e scrittore triestino terrà una narrazione in musica  con l’orchestra Esyo. «Sento di dover lasciare ai giovani un mondo migliore»

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lucca. «Viviamo in un’Europa che ha estremo bisogno di essere raccontata in modo nuovo. È allarmante che gli abitanti dell’Europa vivano le proprie differenze come un ostacolo e non come elemento di forza». Chi parla è Paolo Rumiz, giornalista e scrittore triestino, editorialista. Da cinque anni anche voce narrante di Esyo, acronimo per european Spirit of Youth Orchestra, progetto del maestro Igor Coretti Kuret (triestino, con due cognomi, spiega Rumiz, perché durante il fascismo la popolazione slovena di Trieste fu costretta a italianizzare il proprio cognome e a parlare italiano») che da trent’anni a questa parte seleziona in Europa giovani talenti della musica, da undici a vent’anni, che suonano in tutto il mondo, insieme, e alcuni diventano grandi musicisti.

«Ho sentito che bisognava dare più forza al messaggio filoeuropeista - così Rumiz spiega questa sua veste teatrale -. Io sono un fervente europeista. sogno un’Europa che non esiste ma è meglio che non averla». Quest’anno, con Esyo, sta portando in tutta Italia uno spettacolo sull’Europa del mito. «Viene raccontato - continua - il mito del rapimento di Europa per mano di Giove, calato nel Mediterraneo di oggi, il mare dei naufragi, delle guerre e dei fondamentalismi, del turismo, ma anche un mare antico, dei grandi venti. Tutto questo per dire che la principessa Europa era un’asiatica. Noi veniamo da lì ed è stata lei la prima ad essere rapita».

Domani mattina alle 10, in San Francesco, Rumiz e un gruppo ridotto di Esyo terranno una Conversazione in San Francesco (nell’ambito del ciclo omonimo organizzato e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio) per gli studenti. Un incontro tra narrazione e musica dal titolo “Un canto per l’Europa: oltre le frontiere”. «A Lucca non serve un’orchestra, saremo un gruppo di solisti e avrò bisogno di un sottofondo non troppo roboante. I ragazzi che saranno con me rappresenteranno l’Europa, le sue speranze e il rifiuto delle divisioni».

La Conversazione di Rumiz veicolerà un messaggio esplicito sul presente e sul futuro dell’Europa. Il fatto che «si coesiste se esiste l’ascolto, se ci sono regole. Chi viene le accetta, io non sono per accogliere chiunque, ma è fondamentale l’ascolto. Nell’epoca degli smartphone non ci si ascolta più. Si creano danni irreparabili: per questo è importante costruire una narrazione nuova. Il tema dell’Europa è totalizzante. Da quando ho nipotini sento di dover lasciare a loro un mondo, un’Europa e un ambiente migliori». —

Barbara Antoni

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