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Lucca

Padre Edmondo, il missionario scrittore che studia la Rivoluzione Francese

flavia piccinni
Padre Edmondo, il missionario scrittore che studia la Rivoluzione Francese

Dal 1995 nella nostra città, è stato nominato nel 2012 rettore della chiesa di Santa Maria Corteorlandini  

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vite lucchesi

flavia piccinni

Padre Edmondo Rutolo è un uomo di poche parole, che consuma le sue giornate fra la preghiera e la riflessione. Membro dell’Ordine della Madre di Dio – nato dall’intuizione carismatica di San Giovanni Leonardi nel 1574, che si ispira a quelle comunità di vita apostolica nate prima e dopo il Concilio di Trento - è il Rettore Casa Madre di Lucca, nel cuore della città.

Nato a Palermo nel 1944, dove è rimasto fino all’età di sei anni, Padre Edmondo ha però origini per metà abruzzesi, grazie al padre, e per metà siciliane. «Dato che mio padre era un dirigente dell’Ina, (Istituto Nazionale Assicurazioni) era soggetto a frequenti trasferimenti. Così andai prima a Bari poi a Roma, in seguito a Venezia e di là a Trieste per finire a Roma ancora una volta. Ormai ragazzo entrai nell’esercito dove rimasi per tre anni uscendovi col grado di Sergente Maggiore».

Poi il cambio di vita. O, meglio, l’illuminazione e la decisione di convertirsi. «Erano gli anni Settanta, ed entrai nell’Ordine della Madre di Dio, a Roma. Mi trasferii nella Casa Generalizia e frequentai l’Università Pontifica Gregoriana laureandomi in Cristologia». Dunque Padre Edmondo venne inviato quale missionario per gli italiani all’estero nel 1982 soprattutto per esercitare il suo apostolato presso le famiglie italiane di Tolone e della zona circostante del Var. Il periodo francese si rivela un momento di studio intenso e di lavoro ardente, sfociati poi nel libro “Anno 1791. Francia: il crollo di un trono” recentemente pubblicato dall’editore Tra le righe (pp. 232, € 15). Il libro – con una bella prefazione di Vincenzo Pardini - è ambientato proprio nel 1791, in piena Rivoluzione Francese, in corrispondenza del progressivo e rapido crollo, almeno morale, della monarchia. «Innanzitutto con la fuga a Varennes del re Luigi XVI e il graduale imbavagliamento della chiesa, ma soprattutto il lavoro dell'Assemblea Nazionale proiettata a rimodernare, creando nuove realtà civiche, la Francia. È in questo momento che viene introdotta la carta d'identità per ogni cittadino, vengono aboliti i dazi tra città e città, decretata la fine nelle colonie del razzismo fra bianchi e neri e infine emerge il primo tentativo di affermazione della donna quale cittadina e donna in quanto tale. È un anno importante».

Un anno di cambiamenti radicali. «In sintesi ho voluto visualizzare come un crescendo preparatorio questo anno, il cui ultimo atto sarà la fuga del re e il suo ritorno tragico a Parigi. Ma è soprattutto l’ambiente cittadino, l’eccitazione dei deputati all’assemblea, le loro dichiarazioni, insomma tutta una realtà che include l’intera città di Parigi in via di trasformazione, l’oggetto delle mie attenzioni. È così che gli uomini e le donne da sudditi prendono consapevolezza nel diventare col passare dei giorni futuri cittadini che, memori della propria dignità, sanno esser tali. Una situazione si realizzerà pienamente con la morte del Re Luigi XVI avvenuta il 21 gennaio 1793».

Una passione, quella della storia e della scrittura, che hanno trovato forma in Padre Edmondo nel lungo soggiorno lucchese: «Nel 1995 – ricorda - venni trasferito nella nostra Casa Madre di Lucca, nel cuore della città, dove sono diventato Rettore sia della Casa che della Chiesa annessa S.M. Nera dal 2012». La permanenza lucchese pare fatta di alti e bassi: «Non essendo io nativo di Lucca, mi sfuggono molti aspetti della città che peraltro considero accogliente, un po’ anonima, anche se tutti sanno di tutto». E, ancora, secondo una sincerità sorprendente: «Superando in buona armonia l’aspetto del privato, naturalmente come fedele e sacerdote non posso non apprezare le Chiesa di Lucca e in primo luogo San Martino con il suo stupendo Volto Santo. Fortunatamente Lucca è ancora decisamente una città a dimensione di uomo, forse grazie al fatto delle mura che proteggono tale dimensione, ma non escludono l’apertura al progresso e alla modernità. È una città viva anche se ristretta solo tra via Fillungo, San Michele e Piazza Napoleone. Città di storia degna di una Repubblica che purtroppo andrebbe valorizzata». Viene naturale chiedersi, allora, che cosa metterebbe in campo lui. La risposta non si fa attendere: «Per esempio, perché non lanciare una campagna informativa e turistica sui cortili interni dei suoi splendidi palazzi?». —



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