Il comandante Blasi si presenta: «Saremo a fianco dei cittadini»
Quarantasei anni, arriva dal comando generale di Roma ma Lucca la conosce già «La priorità? Il contrasto ai reati predatori: i furti sono odiosi per chi li subisce»
LUCCA. Chi ben comincia è a metà dell’opera e il nuovo comandante provinciale dei carabinieri, il tenente colonnello Ugo Blasi si è presentato in modo convincente e propositivo alla stampa e alla città. Quarantasei anni, originario dell’Umbria ma romano d’adozione, Blasi è figlio d’arte: il padre era nell’Arma, mentre la moglie è medico della Marina. Ha tre figli. Arriva a Lucca dopo aver seguito le varie tappe del cursus honorum: dal ’93 al ’95 l’Accademia di Modena, dal ’95 al ’98 la Scuola ufficiali Roma, dal ’ 98 al ’99 la Scuola Allievi Carabinieri ausiliari di Benevento. Nel 1999 diventa operativo: primo incarico al radiomobile di Taranto, dove resta sino al 2001. Poi viene trasferito alla Compagnia di Molinella dove resta per tre anni e poi va alla Compagnia di Perugia. Nel 2007 torna a Roma al comando generale: prima alla Sala operativa e poi con il ruolo di ufficio stampa e infine con un incarico all’ufficio per l'assistenza e il benessere del personale. Da lunedì è al comando del Cortile degli Svizzeri e in questi giorni sta ancora effettuando gli incontri di rito con le autorità del luogo, Lucca però la conosce già: c’era stato per alcune settimane nel 1996, durante la scuola un tirocinio pratico della Scuola ufficiali. «Sono contentissimo di essere stato destinato a questa città – ha detto – Una realtà dinamica con tante iniziative che richiedono impegno sul fronte dell’ordine pubblico, lavoreremo fianco a fianco con le altre forze dell’ordine. Ringrazio chi era qui prima di me per il lavoro che ha svolto».
Le priorità? «Stare a contatto con i cittadini – ha detto – L’Arma dei carabinieri deve occuparsi di tutto, ma la cosa su cui saremo particolarmente vigili sono i reati predatori: sono quelli che colpiscono maggiormente perché dopo un furto in casa ci si senti violati nei propri spazi». —
Gianni Parrini
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