Il presidio
Il cartario ha “fame di tecnici”, al via un corso per formarli
Servono (e tante) figure super specializzate: si stima per i prossimi anni un fabbisogno di 10mila lavoratori e c’è il rischio di coprirne solo la metà
La crisi qui non si vive, almeno finché la si misura sotto forma di commesse, ma se non si guarda al futuro quel meccanismo così ben lubrificato, rischia di incepparsi. E non per mancanza di quella voce detta sopra, ossia le commesse, ma per mancanza di forze in grado di soddisfarle. Stiamo parlando del settore cartario, che nella Piana, in una manciata di chilometri, ha in senso letterale la capitale mondiale del tissue, che vuol dire tovaglioli, rotoloni, carta igienica, fazzoletti e così via. Come spiegato da Tommaso Valente, direttore risorse umane di Sofidel, in questo spicchio di territorio si produce l’80% del tissue italiano, il 10% di quello europeo, il 45% del packaging nazionale e dà lavoro a circa 10mila persone, solo nella filiera diretta (ossia carta e macchinari per la sua produzione). Una crescita dovuta anche alla capacità di guardare lontano da parte di chi, a suo tempo, ha investito in questo settore. E quella stessa capacità di guardare avanti sta portando gli imprenditori a lanciare un allarme: quello del rischio di non avere un numero sufficiente di addetti per mandare avanti la produzione.
Va in questo senso l’iniziativa presentata ieri in Soffass (del gruppo Sofidel), dallo stesso Valente, dal presidente del settore carta di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti e dall’assessore regionale alla formazione Cristina Grieco. Si tratta del progetto “Paper 19” un corso per la formazione di tecnici del settore cartario rivolto ai neodiplomati. Un progetto che si inserisce nelle tante attività formative specifiche per il cartario e che, questa è la convinzione generale, rappresenta un passaporto sicuro verso il mondo del lavoro. Perché è vero che attualmente il settore qui impiega 10mila persone, ma le previsioni, ha ribadito Velente nel suo intervento, parlano di una necessità, tra ricambio generazionale e sviluppo, altrettanto grande di lavoratori: «Secondo gli studi nei prossimi anni il nostro settore avrà bisogno di circa 10mila tecnici, e sappiamo già che ce ne mancherà almeno il 50%». Insomma, il cartario ha bisogno di braccia. Come è possibile in un panorama di “fame di lavoro” come quello attuale? Semplice, perché c’è sì bisogno di braccia, ma anche di teste. «I nostri dipendenti ormai non sono più operai – come spiegato a margine dell’incontro da Pieretti – ma tecnici altamente specializzati».
Insomma servono figure preparate, e in questo senso molto è stato fatto, puntando sulla collaborazione tra istituzioni, mondo dell’impresa, mondo della scuola e dell’Università. Tra gli esempi citati i corsi e il master dedicati al settore cartario organizzati in collaborazione con l’Università di Pisa («E con l’ateneo pisano stiamo lavorando alla realizzazione di una laurea magistrale in tecnologie cartarie», ha aggiunto Valente) e indirizzi specifici organizzati all’interno degli istituti tecnici del territorio. E là dove l’indirizzo tecnico cartario ha “completato il suo primo giro”, ossia il Forti Marchi di Pescia (dove quest’anno c’è stata la prima maturità degli allievi dell’indirizzo tecnologia cartaria) si misura il polso della situazione: «E, a parte chi si è iscritto all’università, tutti i maturi di quell’indirizzo – ha proseguito Valenti – hanno già trovato lavoro».
Insomma, la domanda è alta, e ora bisogna lavorare sull’offerta. Così è nato il progetto Prime 19, creando questo Its Prime, l’istituzione regionale che dà vita a corsi biennali post diploma, per settori ad alta possibilità di inserimento occupazionale; scuole di alta specializzazione tecnologica nate per iniziaitiva del Miur. Per farlo si sono messe insieme la Federazione Carta Grafica, Confindustria Toscana e Nord e le maggiori realtà industriali del settore nel territorio: la già citata Sofidel, la Lucart, la Essity, la Ds Smith, la Fosber e la Gambini.
«Qui siamo partiti con il piede giusto – ha commentato l’assessore regionale Grieco – quando un gruppo di imprese riesce a capire l’importanza del fabbisogno formativo siamo a buon punto. La formazione è la chiave di volta per affrontare le sfide che abbiamo davanti. Questo mentre la nostra università è talmente lontana dal mondo del lavoro al punto che i neolaureati devono andare a fare i master per avvicinarvisi. Come istituzioni abbiamo il compito di favorire l’incontro con le comprese. Ci crediamo e ci investiamo. Strumenti come l’Its, con corsi in grado di garantire l’occupazione all’80% degli allievi, e che in Toscana sale a oltre il 90%, devono essere fatti conoscere. Si tratta di esperienze nelle quali vincono tutti. Vincono i ragazzi. Vincono le imprese. E vince anche il territorio». —
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