Il Tirreno

Lucca

Tribunale  

Gang dominicana condannata a 6 anni di carcere

G.P.

Garcia Teofilo e Peguero Antonio sono stati ritenuti esecutori materiali di due rapine ai danni di una famiglia di Capannori

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CAPANNORI. Operazione Santo Domingo: condanne a 6 e 6 mesi per Garcia Escano Teofilo e Peguero Tezada Jose Antonio. Ieri mattina al tribunale di Lucca, il collegio giudicante formato dai magistrati Nadia Genovese, Alessandro Dal Torrione e Felicia Barbieri ha pronunciato la sentenza nei confronti dei due dominicani attualmente rinchiusi nel carcere di Savona, città in cui sono residenti.

I giudici li hanno ritenuti esecutori materiali di una serie di reati commessi ai danni di una famiglia di Capannori che nel giro di tre mesi ha subito due rapine aggravate. Il tutto è avvenuto nel 2016. Il pm Antonio Mariotti aveva chiesto per entrambi una condanna a nove anni, ma ilgiudice ha prosciolto i due dall’accusa di estorsione e quindi la pena è stata ridotta. Per loro anche 3000 euro di sanzione.

La famiglia di Capannori era finita nel mirino della gang perché non aveva restituito del denaro ricevuto in prestito da Andrea Meucci, 49 anni, di Montopoli Valdarno, e da Francesca Nervo, 48 anni, di Montopoli Valdarno, infermiera in una cooperativa. Secondo le indagini condotte su delega della procura dai militari del nucleo investigativo del capitano Paolo Floris e del maggiore Dario Anfuso, nell’ambito della “Operazione Santo Domingo”, la coppia avrebbe assoldato Escano e Peguero Quezada (più un terzo dominicano che ha già patteggiato) per commettere le rapine e le estorsioni ai danni della famiglia di Capannori, conosciuta da Meucci durante un soggiorno nello Stato caraibico. Il terzetto dominicano doveva agire senza tanti scrupoli per lasciare il segno e terrorizzare i coniugi capannoresi – lui muratore, lei estetista – davanti ai figli minori. E riprendersi, con gli interessi maturati, quel denaro che era stato prestato. Soldi che la coppia non era stata in grado di dare indietro se non sotto la minaccia di una pistola, di una mazza o di una bottiglia contenente liquido infiammabile. Queste le armi usate dai dominicani durante i violenti blitz a casa del muratore, per costringerlo a restituire il denaro. Il tutto condito da minacce e botte sotto gli occhi increduli della moglie e dei figli minori dell’uomo. Un incubo finito solo quando la famiglia si è decisa a denunciare i fatti ai carabinieri. Le indicazioni fornite dalle vittime (descrizione dei rapinatori, autovettura usata per la fuga) e le attività tecniche poste in essere, hanno consentito agli inquirenti di individuare esecutori e mandanti delle rapine. Nel maggio dello scorso anno Meucci e Nervo hanno patteggiato 2 anni e 2 mesi. —

G.P.

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