Italia
Luminara con pochi ceri accesi. E i led non convincono tutti
Tante strette di mano e incontri nella prima processione della Santa Croce di monsignor Giulietti. Momento di ricordo e preghiere per i due operai morti nell’incidente sul lavoro di due anni fa
LUCCA. Il brusio che si sprigiona dal pubblico impaziente in attesa della processione si zittisce all’improvviso, quando il corteo religioso della Santa Croce si muove.
Piomba il silenzio, i fedeli iniziano il cammino. Dopo la polizia municipale i vigili del fuoco, i volontari della Croce Rossa, la rappresentanza del Cnv, altre associazioni tra cui Ada, Avo, Avulss, i Fratres , Don Baroni, Aido, Il Villaggio del Fanciullo, i nutriti gruppi di fedeli cingalesi e filippini, le parrocchie della diocesi. Sono da poco passate le 20 di ieri, 13 settembre. Il corteo si muove lento, le persone sono tante. Davanti al luogo, in via Veneto, in cui due anni fa morirono Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, i due operai che stavano montando le aste della luminara alle finestre di Palazzo Pretorio, si sciolgono applausi: il primo è quello dei vigili del fuoco.
A ricordare le due vittime del lavoro c’è un gruppo di lumini, un cuore di rose rosse appeso alla grata di una finestra. Anche il vescovo Paolo Giulietti si sofferma davanti a quel luogo, in rispetto e preghiera per le due vittime. Per Giulietti è la prima processione di Santa Croce a Lucca, un battesimo importante, una prova che attraversa caratterizzandola con tutto il suo stile e l’emozione di chi vive un grande evento per la prima volta.
Il cuore di Lucca è gremito: ci sono migliaia di persone in città per la processione; chi sta partecipando al corteo in marcia, chi assistendo a lato, in piedi su un gradino, appoggiato a uno dei tanti palazzi, seduto. Rispetto agli altri anni, è un aspetto che salta agli occhi di molti: l’illuminazione stenta.Su tanti palazzi infatti, i lumini sono accesi solo in parte, e alcune aste con i ceri, a delimitare arcate e finestre, rimangono parzialmente al buio.
I più appassionati della tradizione della luminara di Santa Croce, hanno commenti negativi per l’esperimento dei lumini a led in San Frediano e alla facciata del Teatro del Giglio, anche se alcune aste a led, in via sperimentale, sono state montate in diversi punti del percorso della processione, proprio per testare l’effetto delle due tipologie di luci accanto. «Non si rovina una tradizione», è il commento più frequente sull’esperimento della luce artificiale.
Nel corso della processione, in una serata dal caldo oltre la media, si registra qualche malore tra i presenti, ma senza grosse ripercussioni, solo malori lievi. Una volta arrivato davanti al sagrato della Cattedrale monsignor Giulietti saluta un gruppo di scout, stringe tante mani e abbraccia i componenti delle confraternite e delle associazioni di volontariato. Tanti i bambini presenti alla processione ma anche in Cattedrale.
Dal pulpito monsignor Giulietti condivide con i tanti presenti le sue sensazioni di quella che è stata la sua prima processione della Santa Croce. Un intervento breve che prende spunto dai lumini, alcuni accesi, altri con la luce affievolita, altri ancora spenti.
«Ho visto un popolo fatto di persone diverse - dice dall’altare della cattedrale - qualcuno ha partecipato con emozione vera, qualcuno è venuto perché non può mancare, qualcuno per curiosità eppure questo è un popolo. Mi veniva da pensare - continua - che c’era qualche lumino acceso e qualcuno spento e il nostro popolo è così. Ma la luce, anche se si è spenta vuol dire che comunque c’era. Non lasciate questo popolo, non lasciate il vostro posto anche se la fiamma si è spenta. Un lumino spento ma al suo posto è comunque un lumino partecipe della grande luminaria della Santa Croce. Se rimaniamo al nostro posto vuol dire che c’è ancora una famiglia, vuol dire che siamo uniti nella croce e al Signore nostro Gesù. Se invece lasciamo il nostro posto vuol dire che ci siamo allontanati dalla sorgente della salvezza. L’esperienza di questa sera incoraggia a rimanere nel popolo santo del Signore», conclude il vescovo. —
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