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Lucca

Rapine in banca a Lunata e Marina di Massa: in manette l’intera banda dei catanesi

Gianni Parrini
Rapine in banca a Lunata e Marina di Massa: in manette l’intera banda dei catanesi

Venivano dalla Sicilia ed erano violenti: traditi da un telefonino perduto. Gli ultimi due si sono costituiti a Siracusa.

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LUCCA. Sono trasfertisti del crimine. Abitano in Sicilia ma periodicamente fanno un salto in continente per curare il loro business: quello delle rapine in banca. Decine di sopralluoghi, appostamenti, travestimenti (ad esempio da operai con tanto di scale o con una Fiat della Croce bianca). Infine, i colpi, due quelli accertati: a Lunata, il 30 aprile, alla Casa di risparmio di Volterra; a Marina di Massa, il 5 luglio, alla filiale di Mps. Violenti (il direttore della filiale di Lunata ha un referto di 8 giorni) ma anche un po’ disattenti, tanto da perdere sul luogo del delitto il telefonino utilizzato per comunicare durante le rapine: un vecchio Alcatel di fine anni ’90, buono solo per chiamare e ricevere (ovviamente senza gps). In rubrica tre nomi alquanto altisonanti: Messi, Ronaldo e Amore.

Partendo da quel telefonino di vecchia generazione i carabinieri del reparto operativo del comandante Dario Anfuso e quelli del nucleo investigativo agli ordini del comandante Paolo Floris, coordinati dal sostituto procuratore Lucia Rugani, sono riusciti a risalire alla banda di rapinatori catanesi formata da Giuseppe Cosentino, 57 anni, dal figlio Glauco Cosentino di 26 e da Giuseppe Iuppa di 47 anni. Da martedì 10 settembre i tre sono in carcere a Catania, mentre qualche ora dopo si sono costituiti anche gli altri due membri della banda: Giovanni Nicosia (26 anni) e Antonio Florio (19): attorno alle 21,30 si sono presentati spontaneamente al carcere di Augusta, in provincia di Siracusa. Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso per tutti e cinque gli indagati dal gip di Lucca Alessandro Trinci: l’accusa è di “rapina aggravata”.

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“L’operazione Trinacria” è stata illustrata ieri mattina nel comando dei carabinieri al Cortile degli svizzeri, alla presenza del procuratore capo Pietro Suchan. Le indagini condotte dai militari hanno permesso di accertare che i rapinatori (quasi tutti con precedenti per rapina, alcune delle quali commesse in Toscana), avevano messo a punto un articolato disegno criminoso che prevedeva la commissione di numerosi colpi nelle province dell’alta Toscana ed in particolare in quelle di Lucca, Pisa e Massa, nonché in Liguria. In totale sono una ventina gli istituti bancari e gli uffici postali che il gruppo aveva messo nel mirino con una serie di sopralluoghi e appostamenti.

Gli arrestati arrivavano dalla Sicilia a bordo di auto non direttamente riconducibili a loro (tra cui la Fiat con lo stemma della Croce bianca usata per non dare nell’occhio) e utilizzavano come base un appartamento nel centro di Marina di Massa, dove il figlio di Cosentino aveva fatto lavori saltuari in un recente passato. Nessun basista in loco, facevano tutto da soli. Preparavano il colpo con appostamenti e sopralluoghi e poi agivano. La tecnica è classica: un “palo” all’esterno, due o tre complici che col volto travisato entrano nell’istituto di credito armati di temperino o di un piede di porco. Lo specifico della banda sono i modi violenti: a Lunata due rapinatori entrano da una finestra manomessa il giorno prima.

È l’ora della pausa pranzo e all’interno ci sono solo il direttore e una dipendente. L’uomo viene preso per il collo, strattonato e colpito con calci e pugni. Al Pronto soccorso gli daranno un referto di 8 giorni. La dipendente, invece, viene afferrata per i capelli e costretta a consegnare il denaro contante: circa 5mila euro. Meno remunerativa la rapina a Massa. Qui i rapinatori entrano passando dalle porte di sicurezza: una volta dentro si coprono il viso e iniziano a minacciare i dipendenti e a mettere sottosopra gli uffici. Ma il meccanismo delle casse temporizzate li frega: non ci sono soldi da portar via. Se ne vanno con appena un centinaio di euro trovati su una scrivania. Il giorno prima del colpo a Marina di Massa, la banda punta un istituto di Migliarino, in via delle Cascine: l’auto su cui viaggiano Giuseppe Cosentino e un complice, però, viene controllata da una pattuglia dei carabinieri. All’interno c’era il classico armamentario del rapinatore. E il colpo salta.

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