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Molestie e mobbing sul posto di lavoro: una donna su cinque dice di averli subiti
Ricerca della Cisl su un campione di 300 lavoratrici del territorio: il 75% di loro non denuncia per paura di perdere il posto
MASSA. Tempo vita-lavoro. Pari opportunità. Molestie. Se ne parla tanto e da tanto, si cercano strumenti e soluzioni ma per le donne, non solo fare carriera ma anche semplicemente poter lavorare ed essere rispettate mentre svolgono la loro professione è tutt’altro che scontato. Una continua corsa a ostacoli che si complica ancor di più quando si mette su famiglia. Lo dimostrano i dati di una ricerca presentata giovedì 5 settembre da Giada Bellandi, operatrice Fisascat Toscana Nord nella sede della Cisl di Lucca: ricerca che sarà al centro di una tavola rotonda dal titolo “Donne e Lavoro 4.0” che si terrà martedì 10 settembre nella Cassa Edile di via delle Fornacette a Lucca. Su 300 donne che lavorano nelle province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia nei settori di commercio, turismo, servizi, attività di pulizie e mense (Fisascat) infatti, il 20% ha dichiarato di aver subito molestie sul luogo di lavoro.
Molestie e mobbing
Il 45% afferma di aver subito molestie da parte dei colleghi e il 35% dai superiori senza dimenticarsi anche del 10% da parte dei clienti. Le molestie si suddividono in due tipologie: per il 65% si tratta di mobbing mentre per il 16% di molestie sessuali. A molestare le donne sono soprattutto gli uomini (più del 66%) ma a “mobbizzare” le donne sono anche le donne: il 34%. A questo quadro già piuttosto critico si aggiunge poi la paura. Quella di raccontare, di denunciare. Il rischio, come minimo, è quello di perdere il lavoro. E infatti la ricerca dimostra che le denunce al direttore o ai superiori nel 75% delle volte non vengono presentate. Il 25% delle donne che invece fanno denuncia spesso non ottengono nulla: nel 18% dei casi infatti, non viene preso alcun provvedimento a riguardo. E quando si parla di pari opportunità non è che la situazione sia meno grave.
Pari opportunità
Delle 300 lavoratrici “intervistate” il 76,3% afferma che non ci sia consapevolezza delle loro esigenze. Il 73,8% ritiene che i maschi non siano sensibili rispetto alle esigenze delle colleghe mentre il 77% afferma che non ci siano attività o iniziative che favoriscano le pari opportunità. Il 68,2% ha avuto difficoltà a occuparsi della famiglia e contemporaneamente a fare carriera. Poi c’è la parentesi della maternità, dei figli piccoli: il 25% delle donne che hanno usufruito di “strumenti” quali maternità o congedo parentale dichiarano di essere state penalizzate nella carriera e sempre il 25% una volta rientrate al lavoro hanno trovato un ambiente ostile. «La nostra non vuole essere una denuncia o almeno non soltanto questo - ha premesso il segretario Cisl, Massimo Bani - il 77% delle donne afferma che non ci siano attività o iniziative a favore delle pari opportunità, il 68% parla di difficoltà a gestire famiglia e lavoro. Al di là dei buoni propositi serve fare di più, anche a livello contrattuale e in termini di strumenti di assistenza».
Vita e lavoro
Altra parte del questionario quella dedicata alla possibilità di conciliare le esigenze della vita con quelle del lavoro. Il 56% delle donne infatti, non ha la possibilità di raggiungere il lavoro con i mezzi pubblici. Il 32,5 % delle donne interpellate ha la sede di lavoro che dista, in media, dalla propria abitazione dai 16 ai 40 km e il 42 % tra i 5 e i 10km. Inoltre quasi il 60% delle lavoratrici ha problemi nello svolgere gli straordinari, problemi dovuti anche al fatto che quasi 40% ha figli minori a carico e quasi il 30% non minori ma comunque a carico. Dei figli sia minori che maggiorenni a carico, nelle ore in cui la madre lavora se ne occupano i nonni per più del 50% dei casi o comunque parenti(zie,zii, fratelli, ecc...). Altro dato che fa pensare sono le incombenze familiari, che ricadono per un 68,2% sulle donne. E solo il 27% sui mariti. —
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