Diffamazione in rete, 6 mesi di reclusione
Usa toni poco british nei confronti di una ragazza lucchese che aveva recensito una band su un blog di musica rock
Occhio agli insulti, alle offese, alle contumelie, alle villanie, alle parolacce e all’irrisione continua e senza argomentazione e contestazione critica del pensiero che ormai riempie quotidianamente i blog, la rete e i social media (Facebook in testa). Perché i magistrati, ma soprattutto i giudici, non sono disponibili a chiudere un occhio e a limitarsi a multe di poche centinaia di euro per risolvere il problema della maleducazione e dell’ingiuria via web.
Sono in costante aumento i decreti penali di condanna dei soliti «leoni da tastiera» che si sentono al di sopra della legge scrivendo tutto ciò che passa dalla loro testa pensando troppo spesso di essere al bar (e lo fanno anche i politici locali e nazionali) o comunque in una sorta di porto franco dove si può dire di tutto e riempire di epiteti irripetibili chiunque e senza un motivo plausibile, senza una spiegazione, se una minima elaborazione del pensiero. In una parola comportandosi come dei veri e propri cavernicoli.
critica feroce
Basta molto meno di quanto sopra descritto per beccarsi 6 mesi di reclusione in primo grado. È quanto capitato a un trentenne costretto a ricorrere in Appello dopo una condanna, avvenuta mesi addietro, a causa di commenti decisamente poco british nei confronti di una coetanea che aveva postato su un blog musicale una recensione positiva di un gruppo rock locale esibitosi nel 2018 in una festa popolare.
L’imputato di diffamazione con il mezzo di Internet si era inserito nella discussione e sotto la recensione della ragazza non si era limitato ad una contestazione del pensiero suffragata da un ragionamento sul tipo di musica o sulla performance del complesso musicale in questione. Stando al giudice del dibattimento Matteo Marini l’imputato aveva trasceso nei toni, ma soprattutto si era scagliato nei confronti della blogger sul piano personale con attacchi ripetuti e concettualmente discriminanti e volgari dandole dell’incompetente e dell’incapace senza presupposti legati allo stile musicale degli artisti recensiti. In buona sostanza si sarebbe comportato come quelle persone che alzano di continuo la voce per prevaricare gli altri senza che alla base di ciò che dicono vi sia un ragionamento critico e una logica di fondo.
l’appello
Una sentenza, quella del giudice monocratico, contestata dall’imputato e dal suo legale che ha presentato ricorso in Corte d’Appello a Firenze per ottenere una riduzione della pena ritenuta inadeguata in considerazione dell’ipotesi di reato. Si tratta, ripetiamo, di uno dei tanti casi che i giudici lucchesi affrontano quotidianamente e che porta via tempo, energie e risorse. Di certo c’è che la magistratura non intende più tollerare certi comportamenti sempre più diffusi in rete. —
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