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previdenza 

Con quota 100 in pensione 1.200 lavoratori L’esodo mette in difficoltà scuole e servizi

Lucca seconda provincia toscana per numero di richieste: tre su quattro sono uomini. La crisi di governo crea incertezza

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Quasi 1.200 lavoratori della provincia di Lucca in pensione anticipata grazie all’opzione “quota 100”: ne risentono soprattutto la scuola e gli enti pubblici che rischiano di restare a corto di personale.

L’ipotesi di uscire prima del previsto (fino a 5 anni di anticipo!) dal mondo del lavoro alla fine ha ingolosito molto dei lucchesi che avevano i requisiti previsti: ovvero 62enni (o più) con almeno 38 anni di contributi. La provincia di Lucca è seconda in Toscana per numero di richieste. Con 1.193 domande presentante all’Inps, Lucca è preceduta solo dal capoluogo Firenze (2.938) ma si piazza davanti a Livorno (1.045), Pisa (1.185) e Arezzo (996). Tre quarti delle domande arrivano da lavoratori maschi, solo il 26% proviene da lavoratrici donne che solitamente hanno una situazione contributiva più frastagliata e irregolare. Il 37% delle richieste proviene da dipendenti del settore privato, il 32% dal settore pubblico, 16% da artigiani e commercianti. Secondo la Voce.Info oltre la metà dei “quotisti” è soggetta al vecchio e (più generoso) sistema retributivo. «La fase iniziale è stata caratterizzata da curiosità mista a diffidenza – spiega Cristina Moriconi, del patronato Inca Cgil – In molti venivano per farsi calcolare i requisiti e fare il confronto tra l’assegno di quota 100 e quello che invece percepirebbero uscendo tra qualche anno con la Fornero. All’inizio in pochi aderivano, ma tra fine primavera e inizio estate c’è stata la seconda fase, quella del boom: molti di coloro che avevano mostrato curiosità hanno deciso di fare la domanda. Ora siamo nella fase tre, caratterizzata dall’incertezza sulle sorti del governo giallo-verde. Una confusione che agisce in direzioni opposte: – prosegue Moriconi – da un lato chi ha i requisiti si è deciso a fare domanda perché teme che l’opzione quota 100 possa essere cancellata da un nuovo esecutivo per gli anni 2020 e 2021. Dall’altra c’è un timore legato ai tempi: i dipendenti del pubblico, ad esempio, devono dare sei mesi di preavviso prima di lasciare il lavoro. Poniamo che uno faccia domanda a settembre e che a marzo ci sia un governo diverso che ha cancellato quota 100. Che succede?».

Lo scenario politico sta creando un po’ di confusione. Certo è che finora l’uscita anticipata ha riscosso un discreto successo, creando una sorta di esodo in alcuni settori – soprattutto del pubblico impiego – già vessati da carenze di personale. È in primis il caso della scuola (di cui parliamo nel pezzo sotto) ma anche in sanità i “quotisti” non sono pochi. Solo a Lucca se ne contano 24 (su 105 aventi diritto) tra medici, infermieri e altre figure socio-sanitarie: oss, operatori tecnici, logopedisti, ostetriche, etc. I primi sono usciti a agosto e si aggiungono ai circa 60 pensionamenti previsti entro l’anno con la Fornero. L’azienda ha garantito che tutte queste figure verranno sostituite ma i sindacanti nutrono qualche timore dato che i ricambi non sempre avvengono nell’immediatezza e spesso occorre tamponare con contratti a termine, mobilità o con carichi di lavoro in più per chi resta. —

G.P.

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