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Eufrasia, la rampolla dei Burlamacchi che trasformava in immagini i testi sacri

flavia piccinni
Eufrasia, la rampolla dei Burlamacchi che trasformava in immagini i testi sacri

Venne accolta nel convento di via San Nicolao e poi fondò quello di San Domenico. Imparò l’arte da Benedetta Arnolfini 

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flavia piccinni

Era l’arte della decorazione, e della ricerca della perfezione. Era l’arte che inseguiva nel talento del singolo la supremazia che solo l’assoluta devozione sa regalare.

Da sempre, la miniatura è considerata la sublimazione della pazienza e della cura. E si prova un certo piacere a scoprire che anche Lucca diede a quest’arte numerosi talenti, fra i quali spicca una donna.

Si tratta di Eufrasia Burlamacchi, che in città visse dal 1482 (quando si dice nacque in centro storico) all’anno della sua morte, il 2 gennaio 1548. Membro di una delle famiglie piàù agiate della città, la storia di Eufrasia si lega a quest’arte antica le cui tracce si ritrovano in epoca latina (la parola miniatura deriva infatti dal latino miniare, che vuol dire “scrivere in rosso le lettere iniziali di una pagina”, pratica portata avantri dai Romani che utilizzavano per decorare papiri, pergamena e poi carta) e il cui fiorire si deve al Medioevo, quando il manoscritto diventa un manufatto di pregio e nei monasteri si moltiplicano dei veri e propri laboratori (gli scriptoria), nei quali i monaci trascorrono le giornate studiando e copiando a mano testi antichi e testi religiosi.

Nei laboratori c’erano gli amanuensi (che ricopiavano a mano i testi), i calligrafi (che si occupavano dei piccoli segni) e i pittori di miniature. Burlamacchi apparteneva a quest’ultima categoria fin dalla sua iniziazione alla preziosa arte, avvenuta giovanissima.

Ma chi era Eufrasia? Nacque, come accennato poco fa, da una famiglia molto benestante. Il padre era infatti Giovanni Burlamacchi, esponente di una stirpe di commercianti di seta e banchieri della città, che ricoprì anche il ruolo di anziano nel governo di Lucca. Per quanto non vi siano notizie certe sull’infanzia e sull’adolescenza di Eufrasia, si sa che giovanissima, accompagnata dalla sorella più piccola Gabriella, venne accolta nel convento di San Nicolao e che poi, illuminata dalla dottrina, nella primavera del 1502 decise di fondare il monastero di San Domenico a Lucca.

Inizialmente a popolare la struttura erano dodici suore, e qui Eufrasia ricoprì il ruolo di Madre Superiora e cominciò a studiare l’arte della miniatura. La sua maestra fu la suora Benedetta Arnolfini, che aveva dei legami con la famiglia Arnolfini protagonista del celebre ritratto di Jan Van Eyck (del 1434, conservato oggi alla National Gallery di Londra).

Il talento di Eufrasia fu subito evidente, esattamente come la sua propensione per la letteratura. Aveva una straordinaria passione per la vita di comunità, che spinse altre diciannove suore della sua famiglia a entrare nel convento di San Domenico.

Di lei si sanno poche cose, eppure praticò per quasi cinquant’anni l’arte in cui eccelse, arrivando a firmare decine di volumi fra cui – come raccontato dalle cronache, densissime di informazioni, del monastero – anche “tre Antiphonarij, un Graduale, un Psalmista e un Collettario”.

Fra queste opere si contano anche due volumi - conservati presso la nostra Biblioteca Statale: un “Graduale Temporale in due tomi su pergamena” - e cinque corali di San Domenico – per i quali impiegò tredici anni di lavoro – che oggi sono gelosamente custoditi presso la Archibishop Alemany Lybrary del campus di San Raphael, in California (vennero venduti all’asta e acquistati nel 1924 da un priore di Oxford, il padre domenicano Bede Jarrett).

Per quanto le informazioni che la riguardano siano sparute e perse nei cinquecento anni che ci separano dalla sua vita, ancora oggi Eufrasia non è del tutto dimenticata. Il libro del Necrologio del monastero di San Domenico – di cui era divenuta nel frattempo membro d’onore - ferma di lei l’immagine di una donna gentile, dedita al lavoro e alla preghiera, appassionata di ciò che faceva. Racconta di un talento innato, che ha saputo oltrepassare le epoche con la gentilezza e la bellezza. —



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