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I cento anni di Celestina e quella sfida alla morte per seppellire il padre

Emanuela Ambrogi
I cento anni di Celestina e quella sfida alla morte per seppellire il padre

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BAGNI DI LUCCA. Ha appena compiuto 100 anni, ma è ancora una bella signora, lucida e di grande personalità. Spiazza e commuove quando, chiedendole qual è l’episodio che l’ha segnata nella sua lunga vita, racconta senza esitazione di quando, nel 1945, riuscì a seppellire nel cimitero di Palleroso il padre, morto a 52 anni per problemi di cuore a Castelnuovo, «strisciando come una biscia, quasi in ginocchio, e trascinando la salma attraverso i boschi di per dare a mio padre una sepoltura degna».

A Castelnuovo la famiglia si era trasferita da Bagni perché suo padre lavorava lì. Quando il genitore morì Celestina Izzi era accanto a lui. Accadde in quei giorni che due tedeschi che dovevano andare al fronte, quando si trovarono al bivio di Fornoli sbagliarono strada e proseguirono per la Garfagnana. «In seguito – spiega Loretta, primogenita della centenaria – un tedesco che aveva sbagliato strada fu ucciso. Si può ben immaginare lo scompiglio e la confusione dentro Castelnuovo: i tedeschi non dovevano essere lì e gli abitanti del posto erano terrorizzati». La tensione si tagliava a fette, anche per la presenza e le incursioni dei partigiani. Ma Celestina, “Celè” per la famiglia, non intendeva assolutamente abbandonare il corpo del padre in un campo: «Avevo fatto io la cassa per seppellirlo degnamente – racconta la centenaria – mi ero fatta dare delle tavole di legno e mi aiutarono altre persone a costruire la bara. Dopo il decesso andai al comando tedesco, era 14 marzo 1945, e dissi all’ufficiale: Voglio portare mio padre al cimitero, non voglio lasciarlo così, sotto un albero. Lei come farebbe con suo padre?». Il tedesco rimase sorpreso e interdetto, ma alla fine dette il permesso, mettendola in guardia dai rischi che correva uscendo in strada con la salma. C’era il coprifuoco e anche i partigiani sparavano. Il pericolo di essere scambiati per nemici, da una parte o dall’altra, era alto.

«Con l’aiuto di pochi parenti sfidai il destino e di notte, strisciando nei boschi e trascinando la cassa, riuscimmo a raggiungere il cimitero di Palleroso». Celestina all’epoca aveva 26 anni. Era molto bella oltre che senza paura, forte, spavalda e ingegnosa. Del resto ancora oggi, a 100 anni, insegna tante cose a chi la ascolta. «Con i tedeschi mia madre ha sempre avuto un atteggiamento di sfida – dice ancora la figlia Loretta – anche quando usciva di casa per cercare qualcosa da mangiare, lo faceva senza timore. Andava col tempo misurato concesso dai tedeschi. Sbagliare, sgarrare, poteva voler dire essere fucilati. Di notte dormiva con la sorella Luigina (è ancora viva, ha 89 anni e vive a San Cassiano di Controni) in un rifugio. Da lì volle venire via, scappò perché sentiva una premonizione: pochi giorni dopo il rifugio venne distrutto dalle bombe».

La centenaria, nativa di Cocciglia e oggi residente alla Villa, vive con la primogenita Loretta e il genero Marcello. Ha un’altra figlia, Marida, quattro nipoti e due bisnipoti. È attenta a tutto, segue la televisione, racconta la sua vita. Quando morì il fratello minore, che era stato in guerra, e le difficoltà per la famiglia si fecero ancora più grandi, Celestina imparò a fare la permanente ai capelli e cominciò così a sfamare tutta la famiglia. Oltre a fare la piega ai capelli a tante donne, a ridare loro il sorriso, Celestina cominciò anche a lavorare le figurine in casa a serate intere e imparò anche l’arte del ricamo. «Era anche molto bella – svela la Loretta – e fu chiamata per partecipare a un concorso di bellezza, ma il mio nonno non le dette il permesso». Venne invece il matrimonio con Gherardo Gherardini di Ponte a Serraglio. —

Emanuela Ambrogi

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