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La sua casa è il municipio: storia di Frida, micia anarchica

Luigi Spinosi
La sua casa è il municipio: storia di Frida, micia anarchica

Borgo a Mozzano: adottata da tutta la comunità ha eletto il centro storico come sua residenza con una predilezione per le sedie del pubblico nella sala del consiglio comunale

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BORGO A MOZZANO. Il municipio è la casa dei cittadini. Un principio fondamentale di cui molti spesso si dimenticamo. A non dimenticarlo però è Frida che quell’adagio lo interpreta alla lettera, avendo scelto tra i suoi punti di riferimento, in un certo senso tra le sue case appunto, il palazzo comunale di Borgo a Mozzano. Del resto Frida è a tutti gli effetti una residente di Borgo a Mozzano. Ma chi è Frida? Per descriverla completamente servirebbe anche un cognome, ma Frida non ha un cognome. E anche il suo nome è quello con cui più comunemente la chiamano i suoi concittadini, ma non l’unico. Per completare il quadro c’è da dire che Frida è alta poche decine di centimetri, ha quattro zampe e una coda. Sì, perché Frida è una micia che ha fatto del centro storico di Borgo, e in particolare del comune, la sua casa. . Non è una “senzatetto”, anzi, di tetti ne ha quanti ne vuole. Individualista, un po’ anarchica, capace di amare al tempo stesso la libertà ma anche le comodità.

Di notte o nei giorni festivi, quando il municipio è chiuso, Frida passeggia tra il largo degli Alpini e via Umberto, si riposa un po’ sotto il loggiato in piazza Venti Settembre, oppure, se trova una porta aperta, entra, che si tratti di una casa, di una scuola o del salone delle feste all’ex convento, dove si è intrufolata spesso anche in occasione di manifestazioni.

Ma, da un po’ di tempo a questa parte, è diventato il municipio il suo punto di riferimento: «Da circa un anno – racconta il sindaco Patrizio Andreuccetti – è spesso in comune. In particolare predilige un divano nella stanza della segreteria, oppure le sedie della sala del consiglio».

Così, quando al mattino vede le porte del municipio aperte, Frida non si fa problemi. Incurante della presenza di umani entra, attraversa l’androne e si dirige verso le scale sulla destra, le sale e poi sceglie dove si sta in meglio in quel momento, tra il divanetto della segreteria o la stanza del consiglio comunale. Quando la incontriamo Frida è proprio su una delle sedie in pelle dell’aula consiliare, che sta praticando, come ogni buon gatto che si rispetti, il suo hobby preferito: sonnecchiare. Sdraiata come suo solito poco, anzi per nulla, le importa della presenza degli umani nella stessa stanza, resta lì, distesa, senza il minimo sussulto anche se qualcuno le si siede accanto. Non ha paura di quegli esseri a due zampe, con i quali tiene un atteggiamento quasi indolente (complice forse anche il caldo di questo periodo). Sembra quasi un elemento di arredo, tanto è tranquilla (e – assicurano – se la sala è vuota, oppure affollata perché in quel momento c’è una riunione, per lei non fa nessuna differenza) Però, nonostante questa apparente ignavia si lascia accarezzare volentieri, e solo quando qualcuno la tocca dà qualche segno di vitalità, magari spostandosi un po’ per indicare dove vuole essere grattata. «È la nostra mascotte», commenta Andreuccetti. E lei, Frida, quel ruolo lo interpreta alla perfezione. –

Luigi Spinosi



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