Il presidio
Listini, controlli incrociati e riunioni. Il “cartone-gate” è made in Lucca
Ecco come funzionava il meccanismo per tenere alti i prezzi del materiale scoperto sanzionato dall’Antitrust
Lo chiamavano il listino “Toscani”. A dimostrazione di come il cartello dei produttori di cartone, sanzionato con 287 milioni dall’Antitrust, avesse cuore, mente e gambe nella piana. Secondo il provvedimento dell’Authority la tabella con i prezzi concordati che i produttori di cartoni facevano pagare agli scatolifici è nata dall’accordo fra gli Ondulati Giusti (oggi Pro-Gest), Sca (oggi Ds Smith) e Nottoli (oggi Smurfit Kappa). Un accordo, proibito dalle leggi italiane e comunitarie, che andava avanti dal 2004 e che si sarebbe interrotto soltanto nel 2017, con le prime verifiche da parte dell’Antitrust e della Guardia di Finanza. A rendere possibile la ricostruzione esatta del meccanismo la collaborazione di tre dei gruppi incolpati, attraverso la procedura di clemenza, che prevede uno “sconto” sulla sanzione: a fornire documenti e materiali sono stati Pro-Gest, Ds Smith e Idealkart (azienda veneziana).
Il listino 2004
L’Antitrust ha rilevato due intese distinte. Una riguarda il prezzo delle scatole di cartone - ne parleremo dopo. L’altra, appunto, è incentrata sui “fogli” del materiale ed è stata denunciata dall’Acis, l’associazione degli scatolifici indipendenti, che nel 2016 segnalò all’Authority «l’applicazione di prezzi dei fogli in cartone ondulato uniformi, formulati sulla base di una matrice di riferimento comune, i quali verrebbero aumentati simultaneamente e ricorrentemente in maniera significativa». In sostanza, a partire dal febbraio 2004, i produttori sanzionati avevano messo a punto un listino dei prezzi del cartone e degli sconti da applicare ai clienti. Questo listino veniva poi aggiornato regolarmente, con gli aumenti dei prezzi, con una serie di riunione sia fra i “vertici”, cioè le aziende principali (fra le quali le lucchesi) che a livello regionale, con il coinvolgimento delle società più piccole. Nel corso di questi incontri, veniva innanzitutto deciso l’innalzamento del prezzo e poi si arrivava a un accordo sullo sconto da praticare ai singoli clienti.
Impianti fermi
Ma gli accordi fra le aziende non si fermavano qui. Soprattutto in una prima fase - ha ricostruito l’Antitrust - si procedeva anche a una serie di fermi controllati della produzione, solitamente per uno o più venerdì consecutivi o in prossimità delle festività, quando i volumi richiesti dal mercato sono inferiori. Per organizzare l’accordo delle “ciminiere spente”, scrive l’Antitrust, «venivano condivise informazioni relative al numero di turni di produzione di ciascun stabilimento e, una volta definita la misura della riduzione della produzione (ad esempio, il 10%), tale riduzione veniva ripartita in proporzione a ciascun operatore a seconda della struttura e dimensione dell’impresa». Non mancavano, addirittura, i controlli incrociati, con rappresentanti di un’impresa che a sorpresa facevano visita allo stabilimento di un “concorrente” per verificare che attuasse il blocco. Secondo l’Antitrust questa pratica sarebbe poi diminuita dopo l’acquisizione di Ondulati Giusti da parte di Pro-Gest.
L’altro accordo
Come accennato, quello sui prezzi dei fogli di cartone non è stato l’unico accordo sanzionato dall’Antitrust. Alcuni dei gruppi nel mirino, infatti, hanno un ciclo integrato che consente loro anche di realizzare in proprio le scatole. E anche su questo versante ci sarebbe stato un cartello a danno dei produttori indipendenti, che così venivano penalizzati due volte: prima sulla fornitura del semilavorato, poi sul prodotto finito. Secondo la ricostruzione dell’Authority, i partecipanti a questo secondo accordo (fra i quali Pro-Gest anche se non con l’ex Ondulati Giusti, Smurfit Kappa, Ds Smith) oltre a concordare gli aumenti dei prezzi, si spartivano il mercato secondo accordi di non aggressione.
Gli “sconti” sulle multe
Antitrust ha calcolato le sanzioni, come previsto dalle norme, partendo dal valore delle vendite dei prodotti “contestati”, con l’applicazione di alcune aggravanti o attenuanti. Il valore finale, tuttavia, nel caso delle aziende che hanno “collaborato”, chiedendo clemenza, può essere diminuito o addirittura annullato. È accaduto, in questo caso, per Ds Smith, le cui informazioni «si sono dimostrate decisive» per accertare gli accordi illeciti: per questo l’Antitrust ha “cancellato” la sanzione che sarebbe stata di oltre 143 milioni. È stato deciso invece un taglio del 40% per la sanzione al gruppo Pro-Gest, che è stato sì soltanto l’ultimo a chiedere clemenza ma che ha comunque fornito informazioni importante per ricostruire il meccanismo. —
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