Il Tirreno

Lucca

L’INCIDENTE 

Uomo di 80 anni investito da un risciò

Martina Trivigno
I risciò hanno ripreso a viaggiare dopo la sentenza del Tar che ha annullato l’ordinanza del sindaco
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I risciò hanno ripreso a viaggiare dopo la sentenza del Tar che ha annullato l’ordinanza del sindaco

L’anziano stava passeggiando in piazza San Michele quando è stato travolto. «Serve un regolamento in materia»

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LUCCA. «A noi viene richiesto di rispettare il codice della strada alla guida delle nostre auto. Lo stesso, però, deve valere anche per i risciò». Mario Juon, 80 anni, stava facendo una passeggiata in centro, nel pomeriggio di martedì 30 luglio. Quando, in piazza San Michele – secondo quanto raccontato dall’uomo –, è stato investito da uno dei mezzi a quattro ruote che, proprio il giorno dopo la sentenza del Tar, aveva cominciato a sfrecciare di nuovo in città. «Lì, i risciò non dovrebbero neppure viaggiare – precisa Juon –. Per questo non mi aspettavo di trovare il mezzo davanti a me, così all’improvviso. Ho cercato di spostarmi, ma sono stato investito. Mi sono fatto male a un gomito, ma poteva andare molto peggio. E chi era alla guida del risciò, con ogni probabilità un turista, non si è fermato, neppure per chiedermi come stessi. Non si è voltato indietro, e se n’è andato a gran velocità». . Una vicenda, questa, che riapre una polemica mai sopita in città: quella della pericolosità dei risciò. Una questione che il sindaco Alessandro Tambellini aveva pensato di risolvere vietando il loro accesso nel centro storico e sulle Mura urbane. Per questo, il 12 giugno scorso, il primo cittadino aveva emesso un’ordinanza che aveva costretto gli otto titolari di attività di noleggio di bicilette e risciò a parcheggiare in un angolo i mezzi a quattro ruote. Ma i rappresentanti della categoria non se ne sono stati con le mani in mano. E, assistiti dall’avvocato Andrea Grazzini del Foro di Firenze, hanno impugnato l’ordinanza e fatto ricorso al Tar, che ha dato loro ragione.

Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti annullato il provvedimento del sindaco (obbligando il Comune al pagamento di 2mila euro per spese e onorari del giudizio), e svincolando così i risciò dal divieto di circolare in città. «Capisco le necessità dei titolari delle attività – spiega Juon – ed è fondamentale rispettarle. Ma, al tempo stesso, i risciò devono essere sottoposti a un regolamento, perché, senza un controllo, rappresentano un pericolo per l’incolumità pubblica».

Ma non la pensa così il Tar, visto che i giudici amministrativi, nella sentenza, sostengono che «negli ultimi cinque anni si sono verificati quattro sinistri imputabili ai veicoli di cui si tratta. Ma gli inconvenienti non appaiono dissimili a quelli conseguenti alla circolazione di veicoli a due ruote». Ma il Comune, pur accettando la decisione del Tribunale amministrativo, non torna sui suoi passi.

«Siamo convinti - ha precisato il sindaco - che i risciò non siano un mezzo adatto alla città. L’amministrazione comunale prende atto della sentenza ma intende comunque proseguire un’azione di regolamentazione concordata con la Regione perché il problema della sicurezza nell’utilizzo di questi mezzi nel centro storico e sulle Mura urbane resta e deve essere affrontato». —

Martina Trivigno

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