Il presidio
Lo sfogo di una mamma: «Sei mesi al killer di un gatto, per mio figlio nessuna giustizia»
Suo figlio travolto e ucciso da un’auto: «Chi non soccorse mio figlio ha estinto il reato con 40 ore di servizio sociale». E punta il dito anche sul concerto di Jovanotti a Viareggio
LUCCA. «Sono d’accordo con il giudice che ha inflitto una pena di sei mesi a chi per gioco ha ucciso un gatto. Sono gesti che non si fanno, condivido la sua decisione. Ma vorrei paragonare questa condanna a quello che è successo a mio figlio Andrea, travolto e ucciso da un’auto sulla quale viaggiavano quattro giovani come lui. I tre passeggeri hanno estinto il reato di omissione di soccorso con quaranta ore di servizio sociale: non figurerà nemmeno sulla loro fedina penale». Fiorella Checchi, che parla, è la mamma di Andrea Lucchesi, di Lucca. Non aveva ancora compiuto 21 anni quando, la notte fra il 3 e il 4 febbraio 2018, mentre camminava a piedi verso l’auto su cui doveva tornare a casa, in Darsena a Viareggio, fu travolto e ucciso da un’auto - una Lancia Y - condotta dal venticinquenne Anthony Caturano sotto l’effetto di alcol e cannabis; a bordo c’erano anche altri tre giovani. L’auto travolse anche un amico di Andrea, Fabio Biagini, che rimase ferito ma riuscì a salvarsi. Andrea no: per lui non ci fu niente da fare. Nessuno dei quattro si fermò a prestare soccorso.
La giovane vita di Andrea spezzata; spezzata anche quella della sua famiglia. Nel dolore più straziante che esista, Fiorella ha sempre trovato la forza di alzare la testa per difendere il figlio perduto. La notizia uscita il 27 luglio scorso sulle nostre cronache sulla condanna inflitta al 18enne che aveva ucciso per gioco un gatto con una carabina è stata un’ulteriore pugnalata al suo cuore.
«Rapportato a quello che è accaduto a noi - dice oggi Fiorella - la sentenza per chi ha omesso il soccorso ad Andrea non ha niente di umano. Tutto mi sarei aspettata fuorché la giustizia funzionasse così, come ci ha dimostrato la nostra esperienza. I tre ragazzi hanno estinto il reato con quaranta ore di servizio sociale; il processo a Caturano ancora non si sa quando si farà, se va bene ce lo comunicheranno a dicembre. Nell’aula di tribunale, a ogni udienza, non ho mai sentito dire “poverino” di Andrea, mai da nessuno. L’ho sentito dire di Caturano, che tutti dovevano aiutare a riabilitarsi. Le dimostrazioni di affetto mi sono arrivate da fuori, dalla gente, ma dalla giustizia niente».
È una ferita che non si rimarginerà mai quella di Fiorella; mai Andrea potrà tornare. La sua mamma invoca il rispetto: «Rispetto della vita umana - scandisce le parole Fiorella -, non lo abbiamo mai trovato».
L’incidente che rubò la vita di Andrea avvenne in un punto della Darsena - la curva prima di immettersi sul viale da cui si accede agli stabilimenti balneari - sotto i riflettori da settimane: su quella spiaggia il 30 luglio si è svolto il concerto di Jovanotti, con quarantamila e più spettatori. «Il concerto - dice Fiorella - si è svolto a duecento metri da dove è morto un ragazzo di vent’anni. Nessuno ha pensato a dire “qui facciamo una festa, ma ricordiamo anche quel ragazzo che qui un anno e mezzo fa ha perso la vita”. Non lo ha fatto nessuno, né gli organizzatori, né il sindaco di là. Il rispetto della vita umana, dov’è».
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