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ponte a moriano 

Incendio in un capannone bruciate due automobili

Incendio in un capannone bruciate due automobili

Danneggiata anche una Rolls Royce. L’immobile è di un imprenditore svedese  ma sorge accanto allo stabile dell’ex patron rossonero Arnaldo Moriconi

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LUCCA. Incendio in un capannone, a fuoco due automobili, danneggiata una Rolls Royce. Nella notte tra venerdì e sabato, poco prima di mezzanotte, si sono sviluppate le fiamme un capannone dell’ex iutificio sulla via Nazionale a Ponte a Moriano. Sul posto sono i vigili del fuoco che hanno lavorato per alcune ore per spegnere l’incendio. In loco anche la polizia. Si tratta di un episodio su cui dovrà essere fatta chiarezza. Il capannone che ha preso fuoco, a quanto appreso dalle fonti ufficiali, è di proprietà di un imprenditore di origine svedese che in questo periodo non è in Italia ed è stato rintracciato non senza fatica. Le auto bruciate, una Toyota e una Passat, sono di sua proprietà e non hanno particolare valore. Non si può dire la stessa cosa di una Rolls Royce danneggiato in maniera lieve dall’incendio e anch’essa dello svedese.

L’episodio ha destato allarme perché il capannone bruciato sorge accanto allo stabile in cui l’ex patron della Lucchese Arnaldo Moriconi registrava alcune puntate di una trasmissione tv dedicata al calcio. E sempre qui Moriconi tiene alcune auto d’epoca (due Ferrari e una Lamborghini) che in più occasioni ha mostrato ai suoi visitatori. Si era quindi diffusa la voce che l’incendio potesse essere stato appiccato volontariamente da qualcuno per far danno a Moriconi, nell’ultimo periodo inviso a molti tifosi della Lucchese. La polizia fornisce una versione diversa: non si tratta dello stesso capannone e l’incendio non pare essere doloso. Meglio. Lo stesso Moriconi, intervistato dal Tirreno, conferma che le auto non sono sue. Riguardo all’ipotesi che si tratti di un atto che aveva come obiettivo il suo capannone l’ex patron taglia corto: «Non ci voglio neppure pensare – dice – Non si tratterebbe di tifosi delusi, ma di delinquenti. Comunque c’era la polizia, vedremo cosa emergerà dalle indagini». —

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