Il Tirreno

Lucca

EPISODIO DI SABOTAGGIO A PIEVE DI COMPITO

Incendio all’antenna, non viene esclusa la pista anarchica

Luca Tronchetti
Incendio all’antenna, non viene esclusa la pista anarchica

I carabinieri trovano bottiglie con liquido infiammabile L’ipotesi dolosa unica plausibile, ma nessuna rivendicazione

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L’unica certezza al momento è che l’incendio al ripetitore della telefonia mobile di Vodafone a Pieve di Compito sia di origine dolosa. Qualcuno scientemente è salito - nella notte tra sabato e domenica - in una zona lontana dal centro abitato e usando liquido infiammabile (probabilmente benzina) all’interno di bottiglie e contenitori ha appiccato il fuoco all’antenna. L’incendio è stato spento a fatica dai pompieri, che hanno dovuto lavorare, sino alle 5 del mattino per avere ragione delle fiamme dopo che erano stati avvisati da alcuni abitanti della zona spaventati dal fuoco che rischiarava la notte e sembrava divorare la boscaglia. I vigili del fuoco - che hanno avvertito immediatamente i carabinieri - si sono resi subito conto che non poteva trattarsi di un corto circuito. Dietro a quel rogo c’era la mano dell’uomo.

LE PISTE

Contrariamente ad altre zone della Piana o della periferia di Lucca quel ripetitore realizzato nel Compitese non ha creato particolari polemiche. Quantomeno non risulta ai carabinieri la presenza di comitati contrari al ripetitore - installato quasi 10 anni fa - o di persone della zona che possano arrivare a simili atti di sabotaggio. I militari del reparto investigativo stanno seguendo quindi tutte le piste. E non escludono affatto, anche alla luce degli ultimi accadimenti, l’ipotesi legata all’azione di gruppi anarchici pur nell’assenza assoluta, a distanza di 72 ore dal rogo, di rivendicazioni di sorta.

L’ULTIMO PRECEDENTE

Risale a 13 anni fa l’ultimo precedente sul territorio lucchese di un ripetitore dato alle fiamme. Avvenne nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2005 in via dell’Industria ad Altopascio a poco più di un centinaio di metri dal casello. Si trattò di un ripetitore H3G. Autori dell’atto di sabotaggio - stando alla Digos - gli ecoterroristi (di lì ad un anno ci furono dieci arresti legati ad un’associazione anarco-insurrezionalista-ambientalista) che in quell’occasione penetrarono, dopo aver tagliato la rete di recinzione, nel perimetro dove era collocato il ripetitore e diedero fuoco ai pneumatici posti alla base della struttura. Il rogo danneggiò soltanto la parte esterna del gabbiotto provocando un corto circuito che interruppe per diverso tempo la copertura della rete di telefonia «3» in tutto il territorio di Altopascio. —

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