Manifesto sessista di un’azienda edile Il Comune chiede che venga rimosso
Dure contestazioni per la campagna di una ditta di Castelnuovo: «La ditta riconosca l’errore e faccia togliere i cartelloni»
Quindici manifesti pubblicitari sparsi in diverse zone della città. In primo piano il lato B di una donna nella tipica posizione di partenza per la corsa su una pista di atletica leggera - che in questo caso è una strada qualunque - insieme a uno slogan, scritto con caratteri rossi e neri: “Ci siamo fatti il curriculum sull’asfalto, siamo pronti a fare strada”. È la campagna pubblicitaria di una ditta edile di Castelnuovo Garfagnana, l’Intersonda, che si occupa di consolidamenti strutturali nata 27 anni fa, curata dall’agenzia pubblicitaria Ugly di Vorno. Una campagna che sta tenendo banco in città e che martedì è finita anche all’esame del Consiglio comunale perché considerata «al limite del sessismo». Un messaggio maschilista ancor più amplificato dal connubio tra l’immagine e lo slogan che da tanti è stato interpretato come diretto riferimento alla prostituzione. Per questo l’auspicio del Comune è che sia la stessa azienda a fare un passo indietro, ammettendo l’errore, e a decidere di rimuovere i manifesti. Il consigliere comunale Daniele Bianucci (Sinistra con Tambellini) e la consigliera Teresa Leone (Lucca Civica) martedì hanno presentato una raccomandazione all’amministrazione comunale chiedendo che venga valutato se questa “campagna” sia opportuna o meno.
«Molte persone ce l’hanno segnalata come al limite del sessismo - dichiarano i due consiglieri - è opportuno che, per le vie di Lucca, campeggi un'immagine del genere, per di più collegata a una frase che possiamo almeno definire ambigua? - si domandano - e a quanto risulta, non sarebbe la prima volta che l'azienda utilizza immagini e slogan non edificanti. A nostro avviso, pubblicità del genere contribuiscono ad alimentare e consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo per la parità dei sessi: per cui i corpi delle donne, così come quelli degli uomini, vengono rappresentati, con immagini e parole, al pari degli oggetti. È anche da lì, secondo noi, che nascono quei processi che possono poi portare anche a dinamiche di sopraffazione: è per questo che invitiamo a una riflessione sull'argomento». Sulla raccomandazione di Bianucci e Leone c’è stato un consenso largo da parte di maggioranza e opposizione. Intanto ieri mattina i due consiglieri hanno anche inviato una segnalazione all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (Aip) che si occupa di tutto quello che ha a che fare con i messaggi scorretti e con le pubblicità ingannevoli, offensive, volgari o violente. «Il sindaco non ha il potere di far togliere i manifesti - aggiunge Leone - nel 2014 si presentò una delibera di giunta che venne votata all’unanimità per aderire al regolamento dell’Udi, Unione donne italiane, che tra le iniziative contro la violenza di genere prevedeva anche che la pubblicità fosse rispettosa delle donne. Non è questione solo di tutela del corpo delle donne ma del corpo in generale. In una comunità che sta facendo di tutto per contrastare la violenza sulle donne dover vedere una pubblicità così fa effetto». —
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